"Povera" Svizzera

"Povera Svizzera". Questo aggettivo accanto al nome potrebbe sembrare una contraddizione in termini, considerato l’immaginario collettivo che, normalmente, associa al Paese transalpino immagini di banche e conti correnti milionari, auto e orologi di lusso, località di villeggiatura per VIP e, più in generale, un tenore di vita ampiamente superiore a quello dei vicini stati europei.

Come sempre, però, forse non è tutt’oro quel che luccica. L’istituto nazionale di statistica svizzero ha recentemente pubblicato i dati relativi alla condizione di povertà nel Paese, secondo cui sarebbero 150.000 (su una popolazione complessiva di circa 8 milioni) gli abitanti che vivono sotto la soglia di povertà, pur svolgendo un’attività economica retribuita. I numeri non sono certamente stratosferici e non si avvicinano neppure lontanamente a situazioni di criticità sociale che spesso affliggono le aree meno sviluppate anche nel “ricco occidente”.

Sentir parlare di povertà in Svizzera può, in effetti, suonare un po’ strano: passeggiando per le strade cittadine abbastanza raramente si incontrano senzatetto o persone che chiedono l’elemosina. E’ difficile notare condizioni di estremo disagio anche nei quartieri meno di lusso e nelle periferie. Da quando vivo a Zurigo (e fermo restando che, certamente, gli standard zurighesi non possono essere considerati equivalenti a quelli di tutta la Svizzera) ho dovuto rivedere il concetto di “zona povera/brutta/degradata”: mi sono spesso aspettata il peggio, solo sul sentito dire, salvo poi incontrare condizioni di vita assolutamente normali per chi vive o ha vissuto in una città medio-grande del nord Italia.

In effetti tutto è (sempre) relativo. La Svizzera ha elaborato una propria definizione di povertà che, molto probabilmente, potrebbe far ridere chi in contesti seriamente poveri vive davvero: sono considerate povere le persone single che abbiano un reddito netto (dedotti quindi le tasse, gli oneri sociali e i costi dell’assicurazione sanitaria obbligatoria) di circa 2.200 Franchi al mese e le famiglie con due figli a carico che non raggiungano i 4.000.

Val la pena ricordare che il costo medio della vita in Svizzera è nettamente superiore a quello italiano e, in generale, a quello di tutti i Paesi della zona Euro, anche per quanto attiene ai beni di prima necessità. Vale però anche la pena di ricordare che per “povertà”, da queste parti non si intende una condizione in cui le persone non abbiano di che sfamarsi, curarsi, o accedere all’istruzione obbligatoria (che, peraltro, è totalmente gratuita), bensì che non possano permettersi un tenore di vita tale da condurre un’esistenza “sufficientemente integrata nella società in cui vivono”. Sempre questioni di punti di vista. 

 

(Immagine tratta dal sito www.OlivieroBeha.it)

Ritratto di Carlotta G

Posted by Carlotta G

Da sempre curiosa di altre culture e abitudini, mamma espatriata con famiglia a Zurigo dal (quasi) lontano 2013. Blogger a tempo perso, studentessa suo malgrado di lingua teutonica e insegnante di Yoga, dove finalmente è solo se stessa e prova ogni tanto a indicare anche agli altri la possibilità di essere solo se stessi.
Da secoli si ripromette di scrivere un libro, forse, prima o poi. Non sullo yoga, ma sulla capacità di "vivere altrove". Intanto scrivo della mia vita a nord delle Alpi anche sul mio blog personale La vita a modo mio 

weleda

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