Pause pranzo e impatti ambientali

Visto che a Zurigo le condizioni meteo favorevoli spesso latitano, anche in quella che teoricamente è considerata “la bella stagione”, quando il sole fa capolino l’effetto immediato che è possibile notare ovunque è la fuga del genere umano da ogni tipo di ambiente chiuso, in favore di qualsiasi spazio aperto, preferibilmente dotato di un po’ di verde – cosa niente affatto difficile da trovare anche in città – e magari con dell’acqua nelle vicinanze.

Oltre al lago, a Zurigo scorrono ben due fiumi, di conseguenza è del tutto normale che nelle belle giornate, anche con temperature non necessariamente tropicali, le persone durante la pausa pranzo si riversino all’esterno, in una bellissima invasione di massa, alla ricerca di un angolino tranquillo e soleggiato dove consumare il proprio pranzo, soli o in compagnia di amici o colleghi.

pausa pranzo sul prato - fotoSi improvvisano pic-nic in ogni dove, semplicemente stendendo a terra l’impermeabile o la giacca, mentre i meno formali semplicemente trovano una panchina o un gradino su cui accomodarsi e godersi l’ora di stacco dalle incombenze quotidiane.

In queste circostanze diventa, quindi, assai comune consumare un pasto take-away, portato da casa o acquistato in uno dei numerosissimi locali che offrono il servizio “zum mitnehmen” (da portare via). A questo proposito, è interessante notare come, recentemente, siano apparsi sulla stampa locale articoli che hanno stimato l’impatto ambientale di questo tipo di abitudine, misurando esattamente la quantità di rifiuti – e la loro natura – prodotta in una settimana lavorativa di consumo di pasti da asporto.

Purtroppo, come ancora spesso avviene, è la plastica a giocare il ruolo principale, con le conseguenti problematiche di smaltimento e riciclaggio, pur se alcuni ristoranti stiano ormai cercando di sostituirla con contenitori speciali di cartone, adatti anche a contenere cibi caldi. A ciò si aggiunge l’ulteriore contributo delle posate usa e getta, indispensabili salva l’ipotesi di accontentarsi del panino, del trancio di pizza o di qualcosa che possa essere mangiato solo con l’uso delle mani.

La proposta principale per ridurre l’impatto dei rifiuti, senza rinunciare alla pausa pranzo all’aperto e alla contestuale dose di vitamina D, sarebbe quella di portarsi da casa i contenitori – riutilizzabili - per cibi e bevande: ipotesi per la quale, al momento, pochissimi sembrano essere attrezzati.

Molti esercenti, infatti, oppongono alla fattibilità della cosa problemi connessi al peso del contenitore, per il quale le bilance non sono adeguatamente tarate, e questioni di rispetto delle norme igienico sanitarie, che impedirebbero di vendere alimenti non adeguatamente confezionati.

Speriamo che in un futuro non molto lontano sia possibile unire il piacere e il beneficio di una pausa pranzo all’aperto a modalità il più possibile adeguate alla tutela del nostro pianeta!

 

(Immagine tratta dal sito www.finedininglovers.it)

Ritratto di Carlotta G

Posted by Carlotta G

Da sempre curiosa di altre culture e abitudini, mamma espatriata con famiglia a Zurigo dal (quasi) lontano 2013. Blogger a tempo perso, studentessa suo malgrado di lingua teutonica e insegnante di Yoga, dove finalmente è solo se stessa e prova ogni tanto a indicare anche agli altri la possibilità di essere solo se stessi.
Da secoli si ripromette di scrivere un libro, forse, prima o poi. Non sullo yoga, ma sulla capacità di "vivere altrove". Intanto scrivo della mia vita a nord delle Alpi anche sul mio blog personale La vita a modo mio 

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