Fare fatica ad apprendere e “Imparare ad imparare”

A scuola quotidianamente i bambini sperimentano l’importanza dell’impegno scolastico e la difficoltà a rispettare le consegne che vengono date.  Il modo in cui il bambino reagisce alla difficoltà, organizzandosi e assumendo un atteggiamento collaborativo e di responsabilità ne permette la crescita. 

Spesso come genitori si è tentati di richiedere alle insegnanti l’esonero dai compiti (o interferire su quanto disposto dalla maestra) per non affrontarne l’onere, ma sarebbe come privare ad uno sportivo gli esercizi di allenamento; i compiti sono necessari per verificare la comprensione della lezione settimanale e il corretto andamento didattico della classe.  
D’altro canto anche l’insegnante saprà tener conto del “tempo scuola” con i suoi diversi modelli (40 ore, 27 o 30) per assegnare i compiti in relazione alla distribuzione settimanale delle discipline.

È possibile, però, che ci siano bambini che facciano particolarmente fatica a svolgere i compiti o a rimanere in pari con la classe dimostrando la necessità di attenzione e ascolto perché sottendono una reale difficoltà scolastica: “fanno fatica ad imparare”. Spesso quei bambini sono scambiati per pigri, disobbedienti, immaturi, distratti, che dimenticano regolarmente qualcosa a scuola (compiti, diario, libro, quaderno…), che quando bisogna fare i compiti non è mai il momento giusto; anche l’attività di lettura, memorizzazione del testo e problem solving rimane difficile (con genitori sfiniti al loro fianco).

Per questi bambini studiare è molto faticoso, farebbero qualsiasi cosa pur di non sentirsi tanto inadeguati, diversi; per loro apprendere è come scalare una montagna, una sfida molto impegnativa che toglie colore alla loro vita. In questi casi è bene parlare con l’insegnante e rivolgersi a un professionista specializzato sulle difficoltà scolastiche o sui disturbi dell’apprendimento per verificare le cause, sostenere il bambino o ragazzo e migliorare l’apprendimento con strategie specifiche.

Molto spesso con pochi incontri si è in grado di rompere dinamiche di sfida tra genitori e figli, fornire gli strumenti necessari per studiare in autonomia e con soddisfazione. Sarà importante anche trasmettere la corretta modalità per   studiare “imparare ad imparare” e affrontare, ove ce ne sia bisogno, particolari esigenze di apprendimento.  

Anche in questo caso l’ascolto del bambino e delle sue manifestazioni di disagio permettono la costruzione di una relazione coerente ed empatica per una crescita personale armonica senza compromettere l’intero percorso di studi.

 

Articolo di Serena Giappichelli, pedagogista

 

Serena Giappichelli

pedagogista

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Posted by Sophia e Creatività

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