La Supplementazione degli Acidi Grassi Omega-3 in gravidanza: raccomandazioni basate su una rassegna della letteratura (parte II)

La Supplementazione degli Acidi Grassi Omega-3 in gravidanza: raccomandazioni basate su una rassegna della letteratura (parte I)

Depressione e Gravidanza – possibile ruolo degli Omega 3

Il disturbo depressivo grave colpisce dal 10% al 20% delle donne nel periodo perinatale. La correlazione fra la depressione in gravidanza e nel postpartum ha dimostrato di influenzare l'attaccamento del bambino, il suo sviluppo cognitivo e il suo comportamento. Precedenti ricerche hanno dimostrato che l'aumentata assunzione di PUFA a catena lunga durante la gravidanza aveva ridotto il rischio di sintomi depressivi nel periodo postpartum.
Gli acidi grassi polinsaturi hanno dimostrato di diminuire la produzione di citochine proinfiammatorie, che è elevata nei pazienti depressi.
Gli acidi grassi Omega 3 vengono trasferiti dalla madre al feto durante la gravidanza, depletando così le riserve materne. Poiché molte donne sono riluttanti ad assumere farmaci antidepressivi mentre sono in gravidanza o in allattamento, è stato ipotizzato che l'assunzione di acidi grassi omega-3 provenienti dalla dieta e dai supplementi potrebbe teoricamente risultare vantaggiosa e protettiva in tale contesto.

I dati epidemiologici hanno dimostrato che l'assunzione di bassi consumi di prodotti dal mare durante la gravidanza è correlata a livelli più alti di sintomi depressivi .

Tuttavia studi randomizzati e controllati non hanno dimostrato un chiaro vantaggio per l'integrazione dell'acido grasso omega-3 durante la gravidanza e il postpartum per prevenire i sintomi depressivi. Una difficoltà non indifferente specialmente nello studio della depressione, anche con studi randomizzati e controllati, è che spesso il gruppo di controllo ha tassi inferiori a quelli previsti dei sintomi depressivi. Ciò può essere spiegato dall'effetto Hawthorn in cui un aumento del contatto con i ricercatori può avere e in sé diminuisce i sintomi depressivi. Come per l'effetto degli acidi grassi omega-3 sulla lunghezza del periodo gestazionale, ulteriori studi sono necessari per chiarire l'effetto della supplementazione degli acidi grassi omega-3 sulla depressione perinatale.

Fonti alimentari di omega-3 acidi grassi

Come notato sopra, la dieta occidentale tipica è carente di omega-3 PUFA, in generale, e in DHA in particolare. Anche se il pesce è una buona fonte sia di DHA ed EPA, le preoccupazioni circa la contaminazione da mercurio hanno portato sia la paura e la confusione su come attuare un mirato consiglio per questi acidi grassi polinsaturi durante la gravidanza. Sia l'Agenzia per la protezione ambientale che la American College of Ostetrics and Ginecology raccomandano alle donne di consumare 12 once (circa 340 g) di pesce a settimana da specie ittiche a basso contenuto di mercurio.

L'unica prova di anomalie dello sviluppo fetale del neurone è stata osservata nei neonati le cui madri consumavano notevoli quantità di frutti di mare ricchi di mercurio. L'assunzione di mercurio di queste donne era molto più elevata di quella che una donna americana avrebbe potuto ottenere da mangiare 2 porzioni di pesce a basso contenuto di mercurio a settimana (10-30 ppm vs <0,05 ppb rispettivamente).

Queste conclusioni sono ulteriormente confermate dai dati del progetto Viva, in cui i bambini nati da madri che mangiano più di due porzioni settimanali di pesce a basse tenore del metallo in questione hanno eseguito meglio le prove linguistiche e visive e motorie a tre anni di età rispetto ai bambini nati da madri che mangiano meno di tale introito. Solo il 12% delle 341 donne incinte avevano consumato più di 2 porzioni di pesce a settimana e non erano stati osservati effetti negativi delle concentrazioni di mercurio materne. Il consumo materno di pesci con livelli inferiori di mercurio ha determinato maggiori benefici per la prole e ciò sottolinea così l'importanza di consumare i frutti di mare a basso tenore di mercurio durante la gravidanza.

Riguardo le necessità quotidiane di soddisfare il bisogno di Omega-3 potrebbe essere consigliata l’assunzione di oli vegetali scegliendo quelli che  sono ricchi di acido alfa-linolenico, capostipite degli omega-3, e poveri di acidi grassi omega-6, generati dall’acido linoleico.

Ad esempio l’assunzione di  1,4 g in acido alfa-linolenico si può ottenere da  1/2 cucchiaino di olio di lino, 1 cucchiaio di olio di canola o anche da 1 cucchiaio + 1 cucchiaino di olio di soia, equivalenti a 650 mg di acidi grassi omega-3 come EPA e DHA, di cui 300 mg sono da DHA.

E’ contemporaneamente necessario ridurre l'introito di oli vegetali ricchi di omega-6 acidi grassi (ad esempio, olio di girasole, olio di mais, olio di semi di cotone).

Inoltre, come sopra ricordato, è fortemente consigliato consumare 2 porzioni di frutti di mare a settimana con basso-tenore in mercurio (<0,05 (μg / g [ppb]).

Nella seguente lista a titolo di esempio viene indicato il totale milligrammi di acidi grassi omega-3 in 16 once pari a circa 450 g (milligrammi di DHA tra parentesi).
Ogni voce di seguito ha < 0,05 ppb di mercurio.

  • Gamberetti    880 mg (320 mg)
  • Salmone        620 mg (260 mg)
  • Pollock          520 mg (360 mg)
  • Pesce gatto    340 mg (180 mg)
  • Capesante      740 mg (360 mg)
  • Sardine        2200 mg (1200 mg)

 

Sulla base di un consumo pari a  2 porzioni di pesce alla settimana, ne deriva che l'assunzione media al giorno di acidi grassi omega-3 è 100-250 di EPA e 50-100 mg di DHA: per coprire il resto del fabbisogno consigliato in EPA e DHA ed emerso dagli studi è quindi raccomandato utilizzare capsule di olio di pesce contenenti almeno 650 mg EPA e 300 mg di DHA.

Nella seguente tabella è riportato il contenuto di PUFA n-3 con la relativa ripartizione in EPA e DHA, relativo ad una serie di specie ittiche comuni:

Tabella alimenti e contenuti di Omega 3

 

Per coloro che cercano di evitare i frutti di mare, ci sono poche opzioni di assunzione.

Gli acidi grassi omega-3 di origine vegetale (ad esempio, l'acido α-linolenico o ALA), come l'olio di semi di lino, sono poco convertiti nella forma attiva biologicamente di omega-3 ovvero l’EPA e si convertono ancora meno in DHA.

La gamma di conversione da ALA ad EPA è generalmente compresa tra lo 0,2% e il 9%, anche se alcuni autori hanno suggerito che le donne in età fertile possono essere in grado di convertire fino al 21% della loro fonte di ALA alimentare in EPA. Indipendentemente da quale grado di conversione sia più corretto, cercare di ottenere tutti gli acidi grassi omega-3 per coprirne il fabbisogno  da soli oli vegetali richiederebbe  l'ingestione di troppe calorie derivanti dai  grassi.

Purtroppo è quasi impossibile per le donne in gravidanza soddisfare i loro requisiti di PUFA omega-3 sia da oli vegetali ricchi di omega-3 che da due porzioni di pesce a settimana (vedi tabella precedente).

Infatti, come sopra appena menzionato, due porzioni di pesce a settimana forniscono solo circa 100 a 250 mg al giorno di acidi grassi omega-3, di cui 50-100 mg è di DHA, mentre come visto gli oli vegetali forniscono quantità davvero scarse di EPA e praticamente nessuna di DHA.

Durante la gravidanza invece, secondo studi recenti, l'obiettivo dietetico giornaliero per un apporto completo di acidi grassi omega-3 è di 650 mg, di cui 300 mg in DHA.

Quindi, per compensare il deficit di omega-3 nella dieta, alle donne in gravidanza sono lasciate con essenzialmente 2 scelte: pesce consumato in quantità maggiore, supplementi di olio di pesce adeguatamente ricchi in EPA e DHA, o DHA derivate da alghe marine.

In particolare, a seconda del contenuto omega-3 dei frutti di mare consumati durante la settimana, le donne in gravidanza ogni giorno avrebbero bisogno di ulteriori 400-550 mg totali di PUFA omega-3 (EPA e DHA), di cui circa 225 mg dovrebbero essere di DHA.

I supplementi nutrizionali a base di olio di pesce sono commercialmente disponibili da più aziende. Le quantità di EPA e DHA per capsula variano, ma la maggior parte contiene da un terzo a metà di questi acidi grassi omega-3 (ad esempio, in una capsula di 1000 mg di olio di pesce, almeno 300 o 500 mg provengono da EPA e DHA).

La maggior parte degli integratori di olio di pesce disponibili in commercio contengono meno di 1 ppb di mercurio rispetto a meno di 0,05 ppb presenti nei frutti di mare consigliati, ma poichè la quantità di olio di pesce utilizzato (1-2 gg/die) è molto più piccola di quella consumata quando si mangiano i frutti di mare (circa 170-200 g due volte alla settimana), il rischio di tossicità del mercurio che ne risulta è inconsistente.

L'olio di fegato di merluzzo è considerato una fonte meno desiderabile di EPA e DHA, perché è anche ricco di vitamina A, a differenza di altri oli di pesce, e l’'uso a lungo termine della vitamina A è stato associato ad un aumento del rischio di osteoporosi.

Fonti vegetariane significative di DHA sono essenzialmente limitate a quello derivato dalle alghe e prodotto dalla Martek Biosciences (Columbia, MD), che lo ottiene utilizzando appunto un ceppo di alghe, Crypthecodinium cohnii, che è un naturale produttore ad alto contenuto di DHA, da cui viene ottenuto un olio molto ricco di DHA i cui impianti di produzione vengono periodicamente ispezionati e controllati dalla US Food and Drug Administration, a certificazione della qualità.

Questa può rappresentare un valida alternativa per tutte le donne vegetariane o vegane che durante la gestazione non intendono assumere pesce o frutti di mare o supplementi da essi ricavati per garantire l’apporto quotidiano consigliato in omega 3.

Infine è doveroso fare un riferimento alla tipologia di omega 3 impiegati nelle formulazione degli integratori da assumere e in particolar modo alla loro biodisponibilità cioè la capacità di essere assorbiti in circolo e garantire adeguati livelli di concentrazioni negli organi dove l’azione biologica viene esplicata. In tale contesto è importante citare uno studio ben condotto dove sono state messe a confronto tre preparazioni concentrate di omega 3 sotto forma di esteri etilici, acidi grassi liberi e trigliceridi riesterificati, rispetto ad un olio come placebo, in un disegno a doppio cieco: in tale studio a 74 volontari sono stati somministrati circa 3,3 g di acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesanoico (DHA) per 2 settimane. Sono stati esaminati incrementi di quantità assolute di EPA e DHA nei trigliceridi sierici a digiuno, negli esteri del colesterolo e nei fosfolipidi. La biodisponibilità di EPA + DHA dai trigliceridi riesterificati era decisamente superiore (124%) rispetto all'olio di pesce naturale, mentre la biodisponibilità degli esteri etilici era risultata inferiore (73%).

Punti chiave riassuntivi (parte I e II)

L'acido docosanoico (DHA) è un principale fattore strutturale nel cervello umano e negli occhi, rappresentando circa il 97% di tutti i grassi omega-3 nel cervello e il 93% di tutti i grassi omega-3 nella retina.

• DHA è particolarmente importante per lo sviluppo fetale del cervello e della retina durante il terzo trimestre e fino a 18 mesi di vita.

• L'equilibrio tra gli acidi grassi omega-3 e gli acidi omega-6 può essere importante e l'acido eicosapentaenoico (EPA) può svolgere un ruolo importante nel trasporto transplacentare del DHA e nell'assorbimento intracellulare.

• Le donne in gravidanza  hanno necessità di aumentare l’introito di acidi grassi omega-3 essenziali rispetto alle donne che non lo sono.

• Il consumo di pesce, sebbene rappresenti un'eccellente fonte sia di DHA che di EPA, può contenere contaminazioni di mercurio e dovrebbe pertanto essere limitato a circa 6 once (340 g) per settimana,  in porzioni di pesce a basso contento di mercurio, quali ad esempio gamberi, salmone, sgombro chiaro, sardine, pollock e pesce gatto.

• Entrambi i supplementi di olio di pesce, contenenti sia EPA che DHA, e gli oli di sola DHA derivanti dalle alghe sono buoni  mezzi sicuri per completare la dieta di una donna incinta.  I migliori supplementi in termini di biodisponibilità, che si riflette quindi sulla reale efficacia in termini preventivi, sono quelli che utilizzano la forma riesterificata degli acidi grassi omega 3, rispetto a quelle che contengono gli acidi grassi in forma libera o come esteri etilici 

 

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immagine di copertina dal sito momjunction.com

Ritratto di Mauro Miceli

Posted by Mauro Miceli

Nato a Firenze il 14.03.1955, dopo gli studi superiori consegue la laurea presso la Facoltà di Farmacia con indirizzo in Chimica Farmaceutica; successivamente  entra alla Facoltà di Medicina come interno presso l’Istituto di Farmacologia e Tossicologia dell’Università di Firenze dove consegue la Specializzazione post-laurea in Farmacologia. Prosegue quindi gli studi per il conseguimento della  laurea in Scienze Biologiche e successivamente consegue la seconda Specializzazione  in Biochimica Clinica presso l’Università di Pisa con una tesi sperimentale  pubblicata su rivista internazionale.
E’ coautore di circa 30 pubblicazioni scientifiche indicizzate su PubMed con un valido impact factor, oltre a numerosi comunicazioni a vari congressi scientifici.  
Dagli anni 80’ insegna dapprima presso le Scuole Sanitarie della Regione Toscana e successivamente, dal 2003 a tutt’oggi, ricopre l’incarico di docenza presso il Corso di Laurea in Tecniche di Laboratorio Bio-Medico dell’Università di Firenze dove insegna al corso integrato di Scienze e Tecniche della Medicina di Laboratorio e Laboratorio I. 
Si occupa da molti anni di Fitoterapia, Alimentazione Funzionale e Nutraceutica e concepisce la docenza come una vera missione per la corretta diffusione della cultura scientifica. 
Sito web del Dott. Mauro Miceli - Email 
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