Adolescenti e il senso di abbandono nelle mamme

Adolescenti e il senso di abbandono nelle mamme... Eh sì, care amiche, esiste anche questo nuovo sentimento che non possiamo nemmeno immaginare quando i figli sono piccoli e, a volte, ci sentiamo soffocate dagli impegni che ci pressano per mesi, anni: tutti gli impegni scolastici, extrascolastici, i compiti, la salute, persino le vacanze spesso sono, per noi mamme, un tour de force. E in un soffio gli anni passano e ci ritroviamo con i figli adolescenti e dobbiamo fare i conti con queste creature che per noi sono ancora piccole mentre loro stanno facendo le loro prove di abbandono del nido.

Porte sbattute, musi lunghi, brontolamenti, ribellioni. Pensi che "finalmente è estate, andremo al mare e ci divertiremo tutti". Sbagliato.

Finalmente siete al mare e vostra figlia è triste, sul lettino, guarda l'orizzonte in silenzio. Lei vorrebbe essere altrove, con gli amici.

E tu mamma senti un'enorme tristezza invadere il cuore. Non mi vede più, non ci sono, non conto più nulla. Fino ad oggi ero al centro del suo mondo, ora mi vuole in là, distante, perché non ha più bisogno di me.

Ma non è così.
E ve lo raccontiamo con la voce di Lorenza, una delle mamme più speciali che io abbia mai conosciuto. heart

<<... probabilmente il "conflitto" lo sentono anche loro. In tutte le fasi di passaggio c'è il punto cruciale in cui non si è più piccoli abbastanza ma nemmeno abbastanza grandi. Una sorta di limbo dove non puoi voltarti indietro ma non riesci a guadare troppo avanti. A questa età la famiglia rappresenta il porto sicuro e al tempo stesso l'ostacolo. Si ha ancora bisogno ma si vorrebbe decidere da soli. La reazione esterna di quello che hanno dentro può essere deflagrante e disorientare tutti.
Sappiamo che è giusto e sano che prendano le distanze, e per prendere le distanze un modo è differenziarsi, allontanarsi da ciò che piace ai genitori, smettere di fare quello che andava bene "da piccoli" per dimostrare e rimarcare che si sta diventando grandi.


A parte l'ultimo anno, ho passato i tre anni precedenti ad aiutare mio figlio nello studio e nella sua organizzazione, a sostenerlo, a tenerlo per mano mentre "imparava" a gestirsi i suoi DSA. Pian piano ha cominciato ad allontanarmi, e la cosa è assolutamente positiva, chiedendo - quest'anno - di fare tante cose da solo.
Devo solo esserne felice, i risultati sono stati altalenanti ma alla fine è stato promosso e con un buon profitto.
So perfettamente che questa è la strada giusta e devo essere fiera di lui. Solo che devo fare i conti col fatto che mi si è creato un vuoto, credo lo stesso che stai denunciando tu.

L'unica cosa che ho potuto fare però è stata assecondarlo, elaborare velocemente il mio sentire per spingerlo verso l'autonomia totale, ma mi è costato tantissimo. Non vorrei, ma è così, e accettare come mi sento, lasciar fluire i sentimenti che provo è il modo migliore per vederli passare. Gliel'ho anche detto, mi sembrava giusto condividere con lui questa parte di me, anche gli aspetti spiacevoli, perché, in fondo, è una nuova me che mi si è presentata davanti e ho avuto bisogno di entrarci in contatto e conoscerla. 

Forse arriva il momento in cui perdiamo un pochino della nostra identità. Sappiamo di essere donne prima ancora che mamme, e in tante occasioni rivendichiamo anche il nostro diritto a non essere riconosciute solo come "la mamma di".
Poi arriva il momento in cui questo si realizza davvero, e tutta la teoria su quanto sia giusto che i figli prendano il volo vacilla un po' e subentra una sorta di senso di abbandono.
Ogni volta che i figli crescono un pezzettino si deve elaborare il distacco da quello che erano fino al giorno prima. Non è nemmeno garantito che quel che vediamo dei nostri figli adulti, o in divenire verso l'adultità, ci piaccia, ma sono loro, realizziamo finalmente che sono altro da noi. 


Arriva il momento di fare un passo indietro, di assecondare anche il fatto che con te si annoi perché poi tornerà a cercarti (ha ragione nanà, e anche nelle nostre vite stanziali, dopo il distacco fisiologico, tornano), di riuscire a guardare oltre per accogliere ciò che verrà.
Tentare di trattenerli (fisicamente ma anche emotivamente) è inutile e deleterio. Se si sentono "lasciati andare" percepiscono la conferma di essere pronti per sentirsi grandi e per procedere nel cammino; se si sentono accolti comunque, anche col muso, percepiscono che la famiglia ci sarà sempre. Se al contrario vedono che la loro crescita ci fa del male, penseranno che sia sbagliato o, peggio, di essere sbagliati loro. Ma crescere è inevitabile, non è qualcosa che si possa fermare, quindi subentrano ulteriori conflitti, interni ed esterni. 


A me essere mamma è piaciuto tantissimo. Mi ci sono proprio dedicata con tutta me stessa, ho rinunciato a tante cose, e l'ho fatto praticamente (quasi) da sola. Il rapporto con i miei figli è stato totalizzante, spesso simbiotico, li ho messi davanti a tutto, anche a nuove relazioni.
Nessun rimpianto, nessun pentimento, ma la nostalgia di tante cose la sento forte e ogni tanto mi ritrovo a pensare che sia arrivato il famigerato calcio nel sedere dei figli che crescono e ti voltano le spalle, che tutto quello che ho fatto "per loro" sia sparito con un colpo di spugna e che ormai io stia diventando del tutto inutile. In realtà non ho fatto cose solo per loro, le ho fatte anche per me, e alla fine so che voltare le spalle è solo una cosa fisicamente necessaria per potersi allontanare ma che il legame che c'è è forte. Al distacco ti ci abituano piano piano, con i musi in vacanza, con la porta della camera sbattuta.
Tutto allenamento.

Mia figlia in autunno se ne andrà definitivamente dal nido, mi mancherà tantissimo, adoro stare con lei, averla in casa, fare cose con lei. Però so che devo gestire e comprendere anche quello che sta provando lei, che non viene certo palesato, ma lo vedo nei suoi occhi, perché se io sentirò la sua mancanza, lei si sta staccando da tutto quello che è stata la sua vita fino a oggi per vivere da sola, in una città diversa, con impegni che non conosce. E crescere è anche questo, anche a tre anni, come a quindici, come a venti. Quello che proviamo noi nel lasciarli andare forse è meno della metà di quel che provano loro realizzando che non possono "restare". 

Tutto a prescindere da come siamo state, mamme chiocce, mamme slegate affettivamente, mamme mai a casa, mamme sempre a casa.. un momento che può arrivare inatteso per chiunque. 

Alla fine, comunque, io un po' di riposo lo anelo :lol:>>

 

Testo tratto dai forum di Mammeonline. Partecipa anche tu, scarica la App, è gratuita per Android e IOs

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Posted by Redazione

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