La crescita è un momento di ricerca. Del proprio luogo, del proprio spazio, della propria identità. Un bambino passa dal sentirsi un tutt’uno con la figura materna ai dubbi e le paure del distacco.
Chi sono io? Perché sono diverso dagli altri? Cosa sono in grado di fare? Sono completo?
Qual è il mio posto? Verrò accettato dagli altri? Sono domande tipiche del periodo della conquista dell’identità, magari inconsce ma che possono creare nel bambino insicurezza e turbamento.
Perché non provare ad andare incontro a questo bisogno di risposte e consolidamento dei propri confini con un libro? Come ho già ribadito su queste pagine, non credo che la lettura sia di per sé medicina, ma ritengo fortemente che un buon libro, condiviso con una figura adulta di riferimento, possa aprire la via ad emozioni buone, possa essere terreno di accoglienza, affidamento – da parte del bambino – e presa in carico – da parte del genitore -, possa favorire il confronto, l’apertura e quindi la relazione. Che è, in fondo, ciò che cura.
Ovviamente ci vogliono libri di qualità, albi lievi e profondi allo stesso tempo, che sappiano incontrare l’immaginario infantile colmandolo con sensibilità e attenzione, che sappiano parlare un linguaggio comprensibile e proporre storie che siano anche divertenti e interessanti.
Sul tema della ricerca dell’identità, oggi ve ne propongo due, imperdibili. Due albi illustrati “storici”, di due grandi autori della letteratura per l’infanzia.
Il primo è “
Pezzettino” di Leo Lionni, autore ed illustratore straordinario che ci ha regalato libri di eccezionale poesia e di impareggiabile “anima”. Albi che non dovrebbero mancare nella libreria di ogni bambino.
Pezzettino ha la forma e le dimensioni di un piccolo tassello, talmente piccino da credere di non poter essere altro che una parte mancante di qualcuno più grosso e più forte. Se ne va quindi in giro e a chiunque incontri chiede se mai fosse un suo pezzetto. Ma la risposta è sempre la medesima: “Io sono completo, non difetto di nulla. Di certo non hai niente a che fare con me, non sei un mio frammento”.
Fin quando un saggio non gli consiglia di recarsi sull’isola Chi-Sono, dove scoprire finalmente la verità sulla proprio appartenenza. Pezzettino si mette allora in viaggio, su un mare burrascoso, per arrivare infine su una roccia deserta, dove non pare essere traccia di anima viva.
Come avere le risposte in un luogo tanto impervio e desolato? Pezzettino inciampa, cade e va in frantumi ma grazie a ciò– miracolo! – scopre che anche lui, al pari degli altri, è composto da tante parti più piccine e che anche lui, una volta ricompostosi, è completo!
Può quindi tornare a casa e, finalmente, porsi da pari nei confronti dei suoi amici, avendo trovato, e riconosciuto, la propria individualità e indipendenza.
Un racconto esemplare, che parla al cuore dei più piccoli incontrandone l’emotività sul piano fertile dell’inconscio. Un libro che comunica direttamente con le paure e le fragilità e che senza essere didascalico, o pesante – ma anzi con una sua magica leggerezza – insegna e rassicura, allevia e conforta.
Tanti sono i piani psicologici sui quali può essere letta la storia, esplicitarli non è il mio mestiere né, forse, è utile in questa sede. “Pezzettino” è commovente e salvifico, sa raccontare di integrazione, bisogno di riconoscimento, paura del distacco, fatica del crescere…e di tanto altro ancora che ogni piccolo lettore potrà scoprire.
La tecnica illustrativa di Leo Lionni è lieve ed impressiva come i suoi testi: splendidi collage, semplici e suggestivi allo stesso tempo, per educare i bambini, oltre che al riconoscimento delle proprie emozioni, anche all’apprezzamento dell’arte.
Il secondo albo è di un autore e fumettista brasiliano, Ziraldo, e narra la storia di “
Flicts”.
Intensa e poetica, malinconica ma dal lieto fine, “Flicts” è la storia di un colore. Un colore raro e bruttino che non riesce a trovare la sua collocazione nel mondo.
Tutti gli altri colori hanno il loro posto, la loro ragione d’essere.
Il blu ha il mare, il giallo ha il sole, il rosso e il verde hanno spazio nel semaforo, tanti altri sono nell’arcobaleno, nelle bandiere… solo Flicts non è accolto da nessuna parte. Nessuno vuole prendersi cura di lui, tutti lo snobbano e lo lasciano in disparte. Nessuna cosa è flicts…
Pagina dopo pagina ci si accora dietro la ricerca del povero colore e insieme si ammirano le trovate intelligenti ed originali dell’autore per raccontarne le vicende. Trasformazioni di forme, di tinte che rendono ogni pagina una bella scoperta.
Dopo tanto cercare, Flicts troverà finalmente il suo luogo. Non vi rivelo quale sia perché poter sfogliare l’albo e arrivare alla fine senza saperlo è indubbiamente più bello e magico. Sappiate solo che è una trovata che fa brillare gli occhi e riempie il cuore.
Al pari di “Pezzettino” anche quest’albo si offre a svariate chiavi di lettura. Ma tutte hanno il comun denominatore della ricerca dell’identità, dell’appartenenza e del dolore dell’esclusione.
Probabilmente, rispetto al lavoro di Lionni, risolve il problema in una maniera più “poetica” e meno efficace psicologicamente ma ha comunque il gran pregio di favorire l’immedesimazione del bambino quando soffre per il senso di diversità e per il dolore dell’esclusione.
Il riscatto finale di Flicts sarà un po’ anche il riscatto dei suoi piccoli lettori, che si si sentiranno anche loro un po’ speciali, che impareranno che spesso, se si paga il pegno di un po’ di diversità, si può ricevere in cambio la sensazione di essere davvero unici.
La grafica è di certo profondamente innovativa per l’epoca in cui è stato disegnato (fine anni ’60): niente animaletti, fiori, alberi, nessun bambino né figura umana alcuna, solo… figure geometriche! Linee estremamente definite, tonalità piene, forti e nette.
Ma indubbiamente e decisamente efficaci.
immagine tratta da sharnymcclarny.blogspot.it/2012/11/i-grew-up-walking.html