Certe cose ti paralizzano. Si è superato il limite, di tanto. Il limite del rispetto. Un burrone senza fondo. Un impasto nocivo dato in pasto senza porsi domande sulla sua opportunità. Un danno enorme questo genere di tv.

Sentire ripetere più volte “sei bella”, “un'altra ragazza bella come te”, come se la violenza colpisse solo le donne belle, come se il problema fosse la bellezza. “Un uomo ha attentato alla bellezza.”

E poi giù la pioggia battente con le stesse parole, un uomo può arrivare a questo genere di azioni per “troppo amore”. Una vita, una violenza, una giovane donna sola, in balia dei media, senza che nessuno le crei un sostegno, che la porti a prendere consapevolezza che quello non è amore, che una relazione in cui entra la violenza non è una relazione sana, normale. L'amore non c'entra nulla. Le luci, le telecamere hanno violato quello che era un momento delicato, il momento che Ylenia avrebbe dovuto dedicare a se stessa, per ritrovarsi. Con l'aiuto di qualcuno che non le permettesse di lasciarsi mangiare dai media, non curanti di lei e del suo passato, non curanti del fatto che fosse prioritario aiutare lei, per il suo futuro, perché questa è la priorità, affinché lei possa costruire un futuro diverso da quanto sinora vissuto, con nuovi punti di riferimento, dovrà riempire di nuovi significati le parole,  le emozioni, per i sentimenti, per le relazioni.

Perché Ylenia possa vedere la realtà, vedere con nuovi occhi, finalmente suoi e non attraverso una cultura che le hanno insegnato, che vede amore dove non c'è, che considera la violenza il segnale di un sentimento forte, puro, autentico. Di autentico qui ci sono solo le sue cicatrici dell'anima, della mente più tenaci di quelle del corpo. Di fronte a questo trauma, alle sue cicatrici, al suo vissuto, a questo delicato mondo interiore si sarebbero dovute fermare le telecamere e chi fa mercato e business con la vita delle persone. Non è così che si cambia la cultura, non è così che si aiutano le donne, non è così che si spinge a denunciare, non è così che risolveremo e cambieremo un immaginario simbolico terrificante, che ogni giorno ci consegna nuove vite interrotte dalla violenza.

I giudici, i medici perché hanno permesso che lei venisse data in pasto ai media? Perché non mettere al primo posto Ylenia? Perché si è permesso che venisse trattata come un oggetto da esibire al pubblico, per fare audience, senza curarsi di quello che le stava succedendo dentro. È stata lasciata a se stessa in un momento in cui aveva bisogno di protezione, proprio dai riflettori affamati e morbosi, e di qualcuno che l'aiutasse a comprendere e decifrare quanto accaduto, sopratutto perché deve uscire da tutto questo.

È maggiorenne e perfettamente capace di scegliere, questo è vero, ma è giusto lasciarla sola in pasto alla tv, da sola a raccontarsi e a essere passata ai raggi X di un rotocalco, dopo aver subito un trauma così grave? Perché entrare nella sua vita così? Perché coinvolgerla in un circo mediatico che tra pochi giorni passerà ad altro, lasciandola ai suoi problemi? C'è tutto un contesto da capire, da conoscere, al quale Ylenia tornerà. Ricordiamoci che se non si cercherà di curare anche quel contesto, quel cerchio di vita, quella cultura in cui è vissuta, non si sarà sanato nulla.

Intanto abbiamo causato un ulteriore danno a questa giovane donna. Di lei dovremmo preoccuparci e occuparci seriamente. I media aprono le loro fauci perché devono lucrare sulle vite. Ormai anni di certe trasmissioni, fatte di realtà rarefatta mordi e consuma velocemente, hanno assuefatto i telespettatori che ormai guardano i rotocalchi come se fosse una fiction, fino a non rendere distinguibile realtà e finzione, incapaci di provare empatia per la delicatezza di una esistenza e di percepire l'importanza di entrare in punta di piedi in quella vita. In questo circo c'è una donna che dovrebbe avere solo il nostro rispetto, invece è stata esposta a nudo, senza che qualcuno si curasse di lei. È stata convinta che per curare le sue ferite non ci fosse niente di meglio che comparire in tv da Barbara.

È stata convinta che la svolta, il cambiamento fosse quello. Basta un po' di belletto. La tv e l'artificio, e la polemica che annebbia la dura realtà che vive Ylenia e le donne che subiscono violenza.
Tanto a chi importa veramente? Chi dovrebbe vigilare? Chi potrebbe evitare questi danni?

Noi donne siamo poltiglia mediatica, esistiamo solo per essere esibite e creare profitti. Poi i nostri diritti restano sempre questioni secondarie, calpestabili all'occorrenza. Pretendiamo media responsabili, nessuno si può tirare fuori da questa battaglia culturale, nessuno deve sentirsi legittimato a strumentalizzare le donne.

Articolo di Simona Sforza

 

 

Illustrazione di copertina di Anna Godeassi

Ritratto di Simona Sforza

Posted by Simona Sforza

Blogger, femminista e attivista politica. Pugliese trapiantata al nord. Felicemente mamma e moglie. Laureata in scienze politiche, con tesi in filosofia politica. La scrittura e le parole sono sempre state la sua passione: si occupa principalmente di questioni di genere, con particolare attenzione alle tematiche del lavoro, della salute e dei diritti.
    

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