La tematica del ciuccio e il suo relativo utilizzo accende sempre molti dibattiti sia fra professionisti che fra genitori: c’è chi lo sconsiglia, chi lo trova efficace soprattutto nei primi mesi di vita e chi lo considera uno strumento indispensabile nella crescita del proprio bambino.

Partiamo dalla sua definizione e dai suoi possibili vantaggi e svantaggi.

Nel primo anno di vita la conoscenza ed esplorazione della realtà circostante avviene attraverso la suzione: il neonato porta tutti gli oggetti alla bocca come fonte di piacere e nutrimento, nel caso del seno materno. Ci troviamo in quella che è stata definita da Freud fase orale.

La suzione è un riflesso innato e visibile già in utero, il feto è in grado di portare il dito alla bocca e ciò serve sia per allenarsi alla suzione nutritiva che per autoconsolarsi.
L’attività di suzione, inoltre, favorisce lo sviluppo di ulteriori competenze e capacità: il bambino esplora parti del proprio corpo e potenzia le sue capacità di autoregolazione emotiva.

A partire da una prima conoscenza di se stesso il bambino estende poi l’osservazione a ciò che lo circonda.
Il proprio corpo diventa una forma di conoscenza primordiale: volontariamente metto in bocca mani, piedi, succhio il pollice o le dita.

E poi ancora, quando si sente agitato, infastidito o spaventato, l’attività di suzione favorisce il rilassamento per cui è autonomamente in grado di gestire stati emotivi negativi per ritrovare la calma.

Il ciuccio, come il pollice, viene definito uno strumento consolatorio e/o un sostituto del seno materno ma, a differenza del pollice, può essere controllato dall’adulto proponendolo solo in alcuni momenti della giornata, per esempio in fase di addormentamento.

A tal proposito, diversi studiosi ipotizzano un effetto preventivo del ciuccio rispetto alla SIDIS (sindrome della morte in culla). In particolare, il ciuccio spingerebbe la mandibola in avanti e aiuterebbe la respirazione durante il sonno ma ad essere realmente preventiva è l’azione del “ciucciare” e non il ciuccio in sé, come apparentemente si possa pensare.

Sulla base di tali presupposti, si consiglia prevalentemente il sonno condiviso in presenza di allattamento a richiesta ed esclusivamente al seno, come buona azione preventiva e per favorire un elevato livello di sicurezza.

Anche se ogni bambino è a sé e bisogna tener conto delle relative differenze individuali, sono utili alcuni accorgimenti:

  • è sconsigliato l’uso del ciuccio soprattutto nel primo mese di vita, fase in cui avviene il consolidamento dell’allattamento al seno;
  • con l’allattamento esclusivo al seno è normale un possibile rifiuto del ciuccio da parte del neonato, evitare quindi insistenze in quanto ciò che conta è mantenere l’allattamento al seno;
  • il ciuccio non va utilizzato per sostituire o ritardare le poppate ma come strumento consolatorio per addormentare il proprio bambino.

Se nel primo anno di vita il ciuccio viene considerato uno strumento valido e indicato, nei mesi successivi iniziamo a porci degli interrogativi circa i suoi effetti e lo vediamo come  un “vizio” difficile da eliminare. Le principali preoccupazioni sono legate alla frequenza e quantità di tempo del suo utilizzo.

Quali strategie adottare per togliere il ciuccio?

Non esistono metodi universali o regole predeterminate in quanto come per lo spannolinamento, è il bambino ad indicarci quando si sente pronto per abbandonare e separarsi dal suo amato ciuccio. Ci sono molti bambini che non hanno mai utilizzato il ciuccio e preferiscono invece come “oggetto transizionale” una copertina, tutta da stringere e mordere.

E’ utile procedere per gradi a partire indicativamente dai 24 mesi in quanto molti esperti sottolineano i suoi possibili “effetti collaterali” in merito allo sviluppo del linguaggio, soprattutto nell’articolazione delle parole; pensiamo alle raccomandazioni che provengono da pediatri e logopedisti.
 

Qual è il rapporto di noi genitori con il ciuccio?

Possiamo riflettere sulla modalità con la quale presentiamo l’oggetto: ciuccio come strumento consolatorio? O come silenziatore di disagi?

Per quanto nei bambini sia innata la capacità di autoregolazione anche noi adulti in quanto modelli di riferimento, siamo per i nostri bambini i principali autoregolatori emotivi.
Ciò significa che in presenza di possibili disagi o crisi, possiamo proporre delle alternative o strategie (per esempio fare dei respiri profondi, contenere con un abbraccio, rispecchiare le emozioni) per ritrovare il proprio equilibrio e ripristinare la calma, indipendentemente dalla presenza o meno del ciuccio.

Quando questo non avviene e utilizziamo il ciuccio come “tappo emotivo” possiamo far arrivare al bambino un messaggio di sfiducia nei nostri confronti, come se non potesse contare sulla sua figura di riferimento e deve quindi cavarsela da solo poiché i suoi bisogni non sono stati ascoltati e compresi.

Il primo passo che l’adulto dovrebbe compiere consiste in un’attenta e accurata valutazione della situazione: osservare e capire quando effettivamente il ciuccio viene richiesto, in che contesto, in presenza di chi, in che momento della giornata.

La raccolta di questi dati ci aiuterà a decodificare i bisogni e i segnali che il nostro bambino vuole comunicarci per individuare nuove strategie che andranno sia ad aumentare il bagaglio regolativo del nostro bambino che ad allontanare l’idea del ciuccio come unica risorsa per gestire eventi poco piacevoli.

Pazienza, perseveranza e costanza dovranno accompagnarvi in questo percorso, rappresentano le costanti indispensabili per il raggiungimento del vostro obiettivo.
Sarà un obiettivo comune nel momento in cui entrambi vi sentirete pronti, diversamente dalla situazione in cui è l’adulto a decidere senza prendere in considerazione il punto di vista del bambino.

Infatti, questi ultimi casi possono determinare nel bambino un’accentuarsi delle proteste oltre che la presenza di maggiori emozioni negative che potrà manifestare anche con comportamenti aggressivi nei vostri confronti (per esempio mordere, picchiare, buttarsi per terra, picchiare la testa).

E’ in atto un cambiamento importante per cui sarà normale osservare ed assistere a pianti e proteste, ci vorrà del tempo.

Si sconsiglia infatti, di evitare di iniziare a togliere il ciuccio in concomitanza di altri e importanti cambiamenti per esempio in presenza di un trasloco, la nascita di un fratellino o di una sorellina o in presenza di malattie che richiedono soprattutto il ricovero ospedaliero; momenti durante i quali invece è possibile assistere a fasi regressive.

Altro prerequisito ai fini del successo sarà quello di verbalizzare ogni azione che andremo a svolgere evitando quindi di nascondere il ciuccio senza alcun preavviso.

Se per esempio il bambino è concentrato nella sua attività di gioco potremmo invitarlo a riporre il ciuccio in un ripiano “a misura di bambino” in modo tale che, quando ne sentirà la necessità, potrà autonomamente ritornare nel suo posto sicuro; per esempio potremmo comunicare: “vedo che sei molto interessato a colorare per cui mi sembra di capire che il ciuccio in questo momento non ti è utile, se ti va possiamo appoggiarlo qui accanto a te”.
Questo passaggio potrà essere proposto più volte nell’arco della giornata allungando progressivamente tempi e frequenza di utilizzo per arrivare a riproporre il ciuccio come momento di rilassamento durante il rituale serale della nanna.

Solo tu potrai conoscere al meglio il tuo bambino e capire quando sarà il momento giusto, sintonizzatevi per individuare insieme le modalità e gli strumenti più idonei per il benessere e la serenità di tutto il contesto familiare.

 

Ritratto di Elena Romeo

Posted by Elena Romeo

Mi chiamo Elena Romeo e sono Dott.ssa in Psicologia Perinatale, coordinatrice ed educatrice asilo nido.
Il ruolo del genitore e quindi l'identità materna e parterna vengono spesso messi in discussione, creando etichette e attribuendo giudizi. Il mio lavoro nonchè la mia passione è quella di sostenere la famiglia e ciascun membro che la compone nella sua unicità.
E' vero non è tutto semplice, tante sono le fatiche e i momenti di crisi da superare ed è proprio qui che il mio obiettivo è quello di accogliere, sostenere e attraversare insieme a voi questi "scatti di crescita", riscoprendo le più intime e preziose risorse personali.

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