Nuovi trend alimentari: i burger senza carne

Qualche giorno fa sono casualmente passata di fronte ad un locale vicino a casa che potrei definire un “healty fast food”, come ce ne sono diversi qui a Zurigo.

Offrono ristorazione veloce, tipicamente pensata per la pausa pranzo, ma non solo, e piatti da asporto, che vanno dai panini alle insalate, ai bowl con i più diversi ingredienti. Tutti accomunati dall’intenzione di offrire un pasto rapido e gustoso, senza rinunciare alla qualità degli ingredienti e al fatto di poter essere definiti “cibo sano”.

Dando un’occhiata al menù esposto sul pannello esterno ho notato per la prima volta un paio di proposte nelle quali era evidenziato come ingrediente il “pollo non pollo”. Incuriosita, ho indagato un pochino e ho scoperto che qualche mese fa una start-up supportata dal contributo scientifico del Politecnico di Zurigo (il famoso ETH, una delle università migliori al mondo) ha creato il "pollo sintetico", un prodotto alimentare a base vegetale che promette il gusto della carne senza carne, e una quantità di proteine superiore a quelle del pollo “naturale”.

Da qualche tempo hanno iniziato la distribuzione del prodotto anche in alcuni ristoranti della città, oltre che in quello della stessa università in cui era già disponibile dall’inizio della primavera di quest’anno.

E’ un esperimento che ricorda quello di “Beyond meat”, azienda americana che già propone il “manzo non manzo” per gli hamburger, promettendo una base esclusivamente vegetale per un prodotto che dovrebbe avere la stessa consistenza, colore e sapore della carne bovina. Anche in questo secondo caso esistono locali a Zurigo dove è possibile assaggiare la nuova frontiera dell’hamburger.

Entrambe le situazioni hanno lo scopo di rispondere all’obiettivo di limitare il consumo di carne, sia per ragioni di salute e per la sempre più numerosa comunità di vegetariani e vegani, ma anche e soprattutto per dichiarate finalità di tutela dell’ambiente e di riduzione dell’impatto ambientale degli allevamenti che, è noto, costituiscono una delle principali cause dell’effetto serra e dell’inquinamento ambientale del pianeta.

Devo dire che, qui in Svizzera, è in atto un ulteriore esperimento sul tema, del quale finora non sono riuscita a capire il successo: i prodotti alimentari a base di insetti!

Dallo scorso anno sono stati immessi sul mercato (disponibili nelle principali catene di supermercati e in alcuni ristoranti – tra cui sempre quello dell’università-) alcuni piatti pronti (hamburger, polpette) e snack a base di farina di larve e di cavallette.

foto di hamburger a base di insetti

Immagine via Medium/Kasper Kristoffersen

 

La ragione alla base di questa scelta, nel nostro mondo occidentale apparentemente estrema, è sempre la stessa: trovare alternative sane e sostenibili dal punto di vista ambientale alle esigenze alimentari di un numero sempre crescente di persone.

Cosa penso di tutto ciò?  Ben vengano certamente ricerche e sperimentazioni!

Il problema della sostenibilità alimentare è ormai un tema enorme per tutto il pianeta e sicuramente ognuno dovrebbe cercare di farsi carico, nel proprio piccolo, di ricercare uno stile di vita più sano e con minore impatto possibile.

Ciò detto, al momento e dal punto di vista strettamente personale, ritengo gli insetti fuori dalla mia portata.

Sono consapevole che si tratti esclusivamente di una questione “culturale”, visto che in altre realtà del mondo da sempre è normale cibarsi di cavallette, formiche, mosche & co.
La sola idea, però, mi procura purtroppo il voltastomaco e si tratta di un ostacolo ahimè notevole.

Sono sicuramente più aperta all’idea della carne sintetica, che non escludo di assaggiare, anche se pure in questo caso mi rimane qualche perplessità, anche se di altro genere.

Siamo così sicuri che prodotti, pur a base naturale, ma così tanto lavorati e modificati in laboratorio al punto da “farli sembrare completamente altro” siano così sani?
Questa trasformazione estrema della materia prima iniziale ha davvero un senso, oltre a quello puramente commerciale?

Non so, mi restano diversi dubbi. Esistono pur sempre i fagioli, i ceci, le lenticchie. Sono buonissimi e non serve produrli in laboratorio.

 

(Immagine www.essento.ch)

Ritratto di Carlotta G

Posted by Carlotta G

Da sempre curiosa di altre culture e abitudini, mamma espatriata con famiglia a Zurigo dal (quasi) lontano 2013. Blogger a tempo perso, studentessa suo malgrado di lingua teutonica e insegnante di Yoga, dove finalmente è solo se stessa e prova ogni tanto a indicare anche agli altri la possibilità di essere solo se stessi.
Da secoli si ripromette di scrivere un libro, forse, prima o poi. Non sullo yoga, ma sulla capacità di "vivere altrove". Intanto scrivo della mia vita a nord delle Alpi anche sul mio blog personale La vita a modo mio 

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