Nuotare? Un gioco da bambini! - Accorgimenti per aiutare i bambini ad imparare a nuotare

Durante queste vacanze mi è capitato di frequentare piscine pubbliche e di vedere bambini anche di 5-6 anni, (qualcuno anche più grande) con braccioli o ciambelle entrare in acqua con genitori terrorizzati all'idea di vederli fare un passo in direzione dell'acqua alta.

Devo dire che con i miei figli la mia impostazione anche rispetto all'approccio all'acqua è sempre stata quella di renderli autonomi e nello stesso tempo sicuri di esplorare le possibilità del loro corpo in acqua.

Ma come si fa a rimanere tranquilli quando in un attimo può succedere di tutto?

Partendo dalla quotidianità, come sempre, a piccoli passi il bambino prende confidenza con l'acqua, il bagno per esempio è una ottima occasione per lasciare che questo avvenga. Nella vasca possiamo mettere poca acqua, ma abbastanza perchè non renda solo pericoloso il fondo, inserire oggetti come vasetti per travasare per i bambini più piccoli o animali marini per i più grandini e dedicare la prima parte del bagno al gioco, i genitori possono partecipare al gioco ma lasciare che sia il bambino a decidere cosa fare, è il suo momento di gioco!

Per ciò che invece concerne la piscina o il mare sono, come psicomotricista, fermamente contraria ai braccioli e alle ciambelle, non danno la giusta percezione del peso del bambino nell'acqua e inducono a non utilizzare parti del corpo (le braccia o le gambe) che sono invece fondamentali per mantenersi a galla. Ciò che contraddistingue l'apprendimento del nuoto è la percezione del proprio corpo, più si avrà a che fare con esso e se ne avrà conoscenza diretta grazie alla possibilità di sperimentarlo, più sarà facile non temere per i propri bambini quando sono nell'acqua.

Ciò che ho utilizzato sia con il grande che ora con la piccola di 21 mesi sono i giubbottini galleggianti, che sostengono il bambino in acqua ma non lo inducono a rimanere passivo, anzi, all'inizio può capitare che lo siano, i genitori non devono lasciarli subito, ma sostenerli intorno alla vita (non sotto le ascelle, sennò l'articolazione si blocca e non permette alle braccia di muoversi),  giorno dopo giorno troverete questo strumento utile e in poco tempo restituirà al bambino la sensazione (attraverso l'azione, questo è un principio educativo psicomotorio che può essere usato sempre!) di efficacia, di sicurezza e un rapido apprendimento.

Questo è un processo (e come tutti i processi educativi) che richiede costanza e tempo, ma vi garantisco che porterà i bimbi a non temere l'acqua e anche i genitori a godersi un po' di tranquillità durante le vacanze.

Vi aspetto come sempre nel Forum Sanitario!

 

Ritratto di Silvia Campanella

Posted by Silvia Campanella

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