L'ostilità all'educazione alla parità e al rispetto di genere

È stata approvata da pochi giorni alla Camera la proposta di legge "Istituzione dell'insegnamento dell'educazione civica nella scuola primaria e secondaria e del premio annuale per l'educazione civica", che introduce 33 ore di insegnamento trasversale e il voto in pagella in tutte le scuole, dalle elementari alle superiori.

Non un'ora dedicata, ma una serie di argomenti affidati ai vari insegnanti. Si insegneranno “principi di legalità, cittadinanza attiva e digitale, sostenibilità ambientale, diritto alla salute e al benessere della persona”. L'educazione civica quindi riapproda tra i banchi di scuola in una veste nuova.

Ma, guarda caso, c'è sempre un “ma”.
Nessuno spazio sarà riservato alla parità di genere: bocciato l’emendamento di Leu, a firma di Federico Fornaro e Nicola Fratoianni.

Cosa aveva di tanto grave e pericoloso questa integrazione al testo? Aveva l'ardire di introdurre tra i temi da trattare “l’educazione sentimentale finalizzata alla crescita educativa, culturale ed emotiva dei giovani in materia di parità e solidarietà tra uomini e donne”.

I temi:

a) Costituzione, istituzioni dello Stato italiano, dell’Unione europea e degli organismi internazionali; storia della bandiera e dell’inno nazionale;

b) Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015;

c) educazione alla cittadinanza digitale;

d) elementi fondamentali di diritto, con particolare riguardo al diritto del lavoro;

e) educazione ambientale, sviluppo ecosostenibile e tutela del patrimonio ambientale, delle identità, delle produzioni e delle eccellenze territoriali e agroalimentari;

f) educazione alla legalità e al contrasto delle mafie;

g) educazione al rispetto e alla valorizzazione del patrimonio culturale e dei beni pubblici comuni;

h) formazione di base in materia di protezione civile.

“Nell’ambito dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica sono altresì promosse l’educazione stradale, l’educazione alla salute e al benessere, l’educazione al volontariato e alla cittadinanza attiva. Tutte le azioni sono finalizzate ad alimentare e rafforzare il rispetto nei confronti delle persone, degli animali e della natura.”

Il testo prevede anche la creazione della “Consulta dei diritti e dei doveri dell'adolescente digitale”, che opera in coordinamento con il Tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo. Nella Consulta è assicurata la rappresentanza degli studenti, degli insegnanti, delle famiglie e degli esperti del settore e un componente è espresso dall'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza

Insomma, va bene la tutela dell'ambiente, la lotta alle mafie, la conoscenza della nostra Costituzione (temi certamente importantissimi e ben venga che siano stati contemplati), ma non, si badi bene, qualcosa di specifico che sia volto a costruire una piena uguaglianza e che ponga le basi per relazioni fondate sul rispetto e non sulla sopraffazione e sul dominio.

L'educazione dovrebbe essere impostata diversamente: non a un rispetto “generico” improntato al “volemose bene”.

Perché occorre lavorare alle radici culturali di discriminazioni e violenza di genere, penetrare nelle dinamiche storiche e sociali che hanno alimentato modelli relazionali nocivi, approfondire stereotipi e pregiudizi penetrati nel nostro Dna in secoli di cultura patriarcale.

Non è una passeggiata riuscire a rimuovere tante incrostazioni e pensare che si possa fare un minestrone unico di rispetto “delle persone, degli animali e della natura” non solo è indice di scarsa attenzione, ma anche di un atteggiamento superficiale e profondamente sbagliato.

Testimonianza tangibile di un approccio traballante: evidentemente il benessere che una maggiore uguaglianza e parità possono apportare all'intera società non è proprio contemplato, riconosciuto. 

È partire con il piede sbagliato.
Ti parlo di valori costituzionali, ma guarda caso li affronto in modo neutro, senza alcuna ottica di genere. Ti parlo di pari opportunità, ti cito gli articoli 3, 37 e 51, ma in modo che non si possa entrare nel dettaglio e senza approfondire le cause profonde e reali del gap di genere.

Chiaro che la “paura del gender” nelle scuole è ancora presente negli intenti del legislatore. Si tratta infatti di un testo presentato dal deputato leghista Massimiliano Capitanio.

In pratica, abbiamo un ministro che confonde fare l'amore con lo stupro a pagamento, sessismo, oggettivazione e mercificazione della donna in ogni dove, un fascista che ha urlato "ti stupro" per minacciare una donna rom di fronte ai suoi bambini, una sequenza impressionante di femminicidi, donne che pur denunciando atti di violenza non vengono credute e protette, se subisci uno stupro "te la sei cercata" o eri consenziente, forme di rivittimizzazione e colpevolizzazione delle vittime, una mole di dati sulle varie forme di violenza che dovrebbero far balzare ai primi posti dell'agenda politica questi fenomeni... e noi con grande nonchalance facciamo finta che non esistano o che sia possibile affrontarli blandamente in un generico “rispetto” che va dalla natura all'homo. 

Lo ripeto, perché fa sempre bene, la violenza maschile contro le donne è il risultato e il sintomo della persistenza di una cultura che si fonda sulle discriminazioni, sul permanere di profonde differenze di potere e di posizione tra uomini e donne, in vari ambiti, nella società, nelle rappresentazioni, nell'immaginario.

Quando incessantemente continuiamo a parlare della necessità di un cambiamento in primis culturale, di una consapevolezza e di una prevenzione a partire dai primi anni di vita e nelle scuole, significa comprendere come sia importante e cruciale intervenire trasversalmente, non cercando di occultarne le radici, ma permettendo che emergano e che quanti più soggetti possibile possano partecipare alla demolizione di una struttura tossica che va dal linguaggio alle relazioni e permea ogni aspetto delle nostre esistenze.

Questo percorso di presa di coscienza e contrasto deve entrare nella nostra quotidianità e sì nei percorsi didattici, ma senza essere annacquato o diluito con visioni generaliste e che non permettono di “scavare dentro”.

Pensiamo alla violenza sulle donne come una questione maschile, quale spazio si vorrà dedicare ad esplorare la maschilità e la sua crisi, in corrispondenza di una libertà ed emancipazione femminile? È evidente che non c'è l'intenzione e la volontà.

È evidente che non si vogliono mettere in discussione ruoli, schemi, mentalità, universi simbolici.
Sarà impensabile riuscire a evidenziare quanto la violenza sia la reazione di backlash, per riaffermare controllo e dominio, e il risultato del rifiuto e la negazione maschile dell'autonomia, dell'autodeterminazione e della libertà delle donne.

Ma sì, lasciamo che si continui a pensare che la gelosia in fondo sia un segno d'amore. Continute a sostenere che è tutta una ricostruzione falsificata da noi misandriche femministe.

Infine, mi chiedo, in quest'ottica “neutra”, che approfondimento avranno per esempio, i contributi delle nostre Madri Costituenti? Saranno evidenziati, oppure si continuerà a parlare di “Padri”? Perché anche questo costruisce la parità e si offre un rappresentazione realistica e non tronca.

Il testo ora passa al Senato e sarebbe il caso di spingere con tutte le nostre forze per una sua integrazione, di respiro nettamente diverso, magari affinché si tenga conto di decenni di riflessioni e contributi femministi.

ll testo che ora passa all'esame del Senato è ancora emendabile e modificabile, pertanto chiediamo che si cerchi in commissione e in aula, in modo trasversale, di trovare una convergenza su una integrazione che vada ad assicurare uno spazio alla parità di genere, adeguatamente declinata e approfondita.

Non possiamo assolutamente permetterci di continuare a ignorare questo tipo di intervento nelle scuole.
C'è da compiere un vero ribaltamento della mentalità e non è affatto semplice, soprattutto perché ci sono delle forti resistenze sostenute e fomentate anche dagli adulti. 

Nel frattempo ricordo che secondo la classifica stilata dal Wef, il Global Gender Gap Report 2018, l'Italia è al 70° posto (su 149 Paesi).

Per chi volesse approfondire su cosa accadeva in passato e le varie riforme in materia, qui il dossier della Camera dei Deputati.

 

P.S. Ricordiamo che sono tuttora in vigore le linee guida relative al comma 16 art. 1 della Legge 2015/107 (Buona Scuola): 

Il principio di pari opportunità, la cui attuazione – ai sensi del comma 16 dell’art. 1 della L. 107 del 2015 – deve essere assicurata dalle istituzioni scolastiche mediante il Piano Triennale dell’Offerta formativa (PTOF), costituisce quindi un principio trasversale che investe l’intera progettazione didattica e organizzativa. Pertanto, l’educazione al rispetto, intesa in tutte le sue accezioni, non ha uno spazio e un tempo definiti, ma è interconnessa ai contenuti di tutte le discipline e al lavoro delle docenti e dei docenti che dovrà essere orientato a un approccio sensibile alle differenze (per esempio valorizzando la presenza delle donne nei grandi processi storici e sociali, e il loro contributo al progresso delle scienze e delle arti, soprattutto nella seconda metà del ‘900), anche mediante la scelta di libri di testo che, nel rispetto della propria libertà di insegnamento, tengano conto delle presenti linee guida. Il PTOF deve ispirarsi a tale principio declinandolo nelle diverse aree di intervento, mediante la promozione dell’educazione alla parità tra i sessi, della prevenzione della violenza di genere, della prevenzione di ogni forma di discriminazione. Il comma 16 della l.107/2015 trova, quindi, nel PTOF il principale strumento di pianificazione strategica per la sua attuazione: non soltanto enunciazioni di principio, ma anche previsione di azioni concrete da realizzarsi nel corso del triennio sia sul piano dell’informazione, sia su quello della sensibilizzazione, coinvolgendo i diversi attori della comunità scolastica e con il consenso informato dei genitori secondo quanto previsto dal patto di corresponsabilità educativa scuola-famiglia. Il principio di pari opportunità deve trovare la giusta collocazione nel PTOF quale linea strategica delle attività della scuola, sia come principio ispiratore della sua identità, sia mediante attività progettuali, valorizzando l’apporto del territorio e della comunità educante (famiglie, mondo associativo, istituzioni).

Il vero problema che permane è il recepimento non capillare e diffuso di queste previsioni. Soprattutto manca un coinvolgimento di tutto il corpo docente, spesso vengono avviati percorsi di questo tipo da singole/i insegnanti e manca una condivisione con il resto degli insegnanti e della scuola. Difficile quindi l'applicazione di quanto previsto: "Tale educazione non ha uno spazio e un tempo definiti, ma è connessa ai contenuti di tutte le discipline, con la conseguenza che ogni docente concorre alla crescita relazionale e affettiva delle alunne e degli alunni, attraverso il loro coinvolgimento attivo, e valorizzando il loro protagonismo, in tutte le tappe del processo educativo." 

Ritratto di Simona Sforza

Posted by Simona Sforza

Blogger, femminista e attivista politica. Pugliese trapiantata al nord. Felicemente mamma e moglie. Laureata in scienze politiche, con tesi in filosofia politica. La scrittura e le parole sono sempre state la sua passione: si occupa principalmente di questioni di genere, con particolare attenzione alle tematiche del lavoro, della salute e dei diritti.
    

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