Facebook, l'allattamento al seno e il comune (?) senso del pudore

In questi giorni c’è un gran fermento in uno dei principali social network, Facebook, tra le mamme che allattano e i sostenitori dell’allattamento. Come mai?
La causa scatenante è stata la censura che FB ha operato verso un profilo dove era stata pubblicata una foto antirazzista di una donna nera che allattava un bimbo bianco: la pagina è stata oscurata.

A seguito di questo fatto altri profili sono stati oscurati, per aver messo delle immagini personali di allattamento, e sono state svelate le linee guida di FB, dove si cita espressamente il divieto di pubblicare immagini di allattamento come in generale di capezzoli femminili (ma non quelli maschili) in quanto osceni, ma si accettano pagine di fan di mafiosi in galera.

La mamme di FB in tutto il mondo (anche in Italia) hanno quindi aperto gruppi di protesta, hanno cambiato la foto dei loro profili mettendo le loro foto mentre allattano o immagini prese dall’arte o dall’archeologia e hanno iniziato un tam tam di dissenso. Oggi stesso ad esempio ci vediamo qui a Roma per protestare: https://www.facebook.com/events/166597246792962/. All’estero sono stati fatti anche sit-in davanti la sede centrale del social network: http://www.thejournal.ie/breastfeeding-protest-held-outside-facebook-hq-347988-Feb2012/.

Quello che sta succedendo su FB è però drammaticamente solo l’ennesima dimostrazione di due fatti principali: il fatto che il seno ormai in Occidente è visto solo (o prevalentemente) come ‘oggetto sessuale’, e si dimentica totalmente la sua primaria funzione, cioè allattare i bambini. E secondo ma non come importanza, diventa evidente come non si conosca più come funziona l’allattamento a richiesta ed allattare sia considerato un fatto dilazionabile, secondario al problema dello scoprirsi in pubblico, da evitare di far vedere in giro, ma piuttosto da nascondere in casa propria. Non parliamo poi della scarsa tolleranza in genere verso i bambini!

In USA alcuni Stati sono stati costretti a promulgare leggi per permettere alle donne di allattare in pubblico, altrimenti venivano arrestate per “atti osceni in luogo pubblico”. Ma anche nella buona vecchia e tollerante Italia, ogni tanto purtroppo sale all’onore delle cronache l’episodio della mamma allontanata da un bar o dal ristorante o dal locale in Costa Smeralda perché stava allattando. Mi piace pensare che i giornali se ne occupino proprio perché si tratta di casi isolati! E spero bene che non importeremo dall’America anche questa forma deformata di puritanesimo!

Quello che fa più impressione però sono i commenti che nei casi italiani ho letto nei forum o blog. Alcune persone (spesso giovani) dicevano ad esempio che anche loro si sentono in imbarazzo a vedere una donna scoprire il seno; altre si chiedono se la mamma non avrebbe potuto tornare a casa ad allattare nell’intimità, al calduccio e lontano dai germi (!). Tutto questo ci mostra tristemente che nel senso comune delle persone allattare non è più da un bel pezzo una cosa “ordinaria” e normale come dovrebbe essere per il semplice fatto che siamo Mammiferi! Così come anche dimostra che non si conosce come si svolge l’allattamento a richiesta: un bambino allattato non ha orari prevedibili, non è giusto né sano farlo aspettare, allattare dovrebbe essere la cosa più semplice: il bimbo chiede, io zac, tiro fuori il seno, e la questione è risolta in pochi secondi.

Piuttosto forse si pensa al biberon come standard e quindi ci si preoccupa della “preparazione” alla poppata o dell’”igiene” (una mamma una volta mi chiese, “ma come faccio quando sono fuori a lavarmi i capezzoli prima di allattare?”).

Ecco che allattare - e farlo dove capita - diventa non solo scomodo e aggravato da inutili riti e attrezzature, ma pure socialmente poco compreso e condiviso.

Nella mia vita sono sempre stata piuttosto pudica. Non amo le cose molto scollate, e mai e poi mai mi sentirei a mio agio in topless al mare. Né mi scandalizzo se vedo donne in topless. Però quando ho iniziato ad allattare, mi è venuto piuttosto naturale allattare in pubblico, e nonostante il fatto che siano passati ben 18 anni, non ho mai sentito commenti negativi (o forse ero troppo presa a guardare il mio bambino, e in ogni caso sono piuttosto impermeabile alle critiche di chi non conosco soprattutto se sono convinta di quello che sto facendo). Tra l’altro, il bambino di solito *copre tutto* (cosa importante per una freddolosa come me)!!! Quindi chi vuole andare a vedere apposta uno scampolo di pelle deve proprio avvicinarsi apposta!

Rispetto anche le mamme che dicono di sentirsi in imbarazzo: ognuna di noi ha la sua sensibilità, valori assorbiti dalla famiglia, rapporto col suo corpo, ecc ecc… ma mi dispiacerebbe che per questo una mamma si alienasse un’esperienza tanto bella e importante, complicandosi la vita. Infatti cosa c’è di più comodo che poter uscire senza orari e anche se si cambia programma per strada, o si fa tardi, o qualsiasi altro aspetto o imprevisto, per il bambino il latte è sempre a disposizione? Tante volte penso che la vita quotidiana coi bambini piccoli in realtà pesi per colpa di questi divieti sociali assurdi e per le complicazioni inutili!

C’è da riflettere poi sul fatto che in secoli più arretrati rispetto al nostro, dove veramente le donne non potevano scoprire neanche la caviglia, esse però allattavano senza alcun problema mentre lavoravano, accudivano gli altri figli, andavano al mercato, e facevano le loro altre mille faccende quotidiane con l’approvazione sociale di tutti, uomini e donne di ogni età!

Siamo allora in un mondo al contrario, dove le subrette si possono mostrare in prima serata nei canali principali mostrando i seni, l’inguine o le natiche, nei cartelloni pubblicitari ragazze ammiccano con atteggiamento estremamente provocatorio, e poi io, magari struccata e poco pettinata (tutt’altro che sexy ve lo assicuro!), secondo FB e altri benpensanti non potrei sedermi su una panchina e mostrare per una manciata di secondi un pezzo di seno prima che il bambino lo copra con lla sua boccuccia e il suo corpo.

Martina Carabetta, IBCLC

www.latteecoccole.it

 

"foto tratta dal sito makefun.cn"

Ritratto di Martina Carabetta

Posted by Martina Carabetta

Martina Carabetta, mamma di due ragazzi ormai ex-adolescenti, ed IBCLC (International Board Certified Lactation Consultant), cioè Consulente Professionale in Allattamento Materno, da quasi 20 anni aiuto le mamme in allattamento a Roma (e non solo!).

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