In questi giorni riflettevo su come cambiano i giudizi a seconda delle età e di come questi incidono nella nostra vita.
Quando siamo piccoli per molti il metro di giudizio per bellezza, salute e benessere è dato da quanto siamo paffuti: ripieni come panzerotti è il mantra.

Se non rientri in questo canone, alla madre (perché queste sono cose da mamme e tutte le colpe ricadono su di loro, atavicamente adatte a subire ogni rampogna e colpa... altro che progresso o parità) viene inflitto ogni genere di commenti.
Il figlio deve essere tondeggiante, altrimenti se è inappetente o magrolino è chiaramente colpa della madre.
Che poi si ammali come tutti gli altri, non interessa a nessuno.

Per non parlare poi delle guerre intestine che si scatenano sul tema madre che lavora o madre che non lavora. Chi cresce meglio? Solite assurdità che ti fanno cadere le braccia. Come se ci fosse il prototipo e la ricetta della madre perfetta! Per la serie tu non sei in grado di essere una buona madre, la buona madre si misura in libbre del figlio.
Esponenziale la crescita di frustrazioni e di sensi di colpa.

Tentativi di arginare gli attacchi, che non servono a niente, se non a far disperdere energie.

Poi ci sono i buoni consigli, di coloro che si spendono per correggere la cattiva madre. Mucchi di idiozie, che si disperderanno nel vuoto di un nano secondo. Ci son passata da figlia e da madre.
Come figlia inappetente, alla fine son cresciuta e a 10 anni mangiavo di tutto.
Secca e minuta mi son fatta strada nonostante tutte le parole che mi son piovute addosso perché non ero una bimba paffutella, per molti il mio aspetto era un problema.

Ma come sempre accade, quando i bambini diventano adolescenti, la nostra società pretenderà che siano slanciati, magri, atletici, senza un filo di grasso. Il modello richiesto per essere belli, gradevoli, in linea con la normalità indotta dalla pubblicità e dai media, prescriverà la magrezza, a tutti i costi, senza limite. Ma non per un fattore legato alla salute, bensì come questione meramente estetica, come se i due fattori coincidessero. Un cambiamento repentino di ideale di benessere  e  bellezza.

Un rincorrere pericoloso di ideali che costruiscono per noi un senso del normale, del tutto malato e slegato dalla realtà. Per molti è un perenne tentativo di adeguamento, senza che si riesca a capire che non è possibile vivere in questo modo. Gli altri disegnano per noi un modello che ci ingabbia e ci preclude una comprensione di noi stessi piena e matura.

Mia madre ha rincorso per tutta la vita un ideale di magrezza, senza mai sentirsi soddisfatta.
Io ho messo nell'armadio la mia 40 e la mia 42.
La mia pancia e le mie rotondità, la mia 44, la forma del mio seno sono la mia storia di donna e di madre.

Non mi affannerò a sembrare un'altra, e vorrei trasmettere questo a mia figlia e a tutti coloro che sanno soltanto blaterare e giudicare magrezza o adipe a seconda di un modello fittizio. Pretendono da noi di conformarsi assolutamente, costi quel che costi. Nessuno però ci insegna ad amarci per come siamo.

E poi al sesso femminile si chiede sempre qualcosa in più.
Mi piacerebbe che alle future donne di domani, si chieda solo una cosa: autonomia e saper ragionare con la propria testa.

L'ossessione estetica con cui veniamo martellati/e è allucinante. Neanche dovessimo partecipare alla fiera del bestiame. Qualche giorno fa in aereo la mia vicina di sedile era una donna completamente deturpata e trasfigurata in una Barbie. Non riuscivo a capirne l'età. Ho cercato di capirne i tratti originali, niente.
Era giovane, ma gommificata. Dai suoi discorsi sembrava facesse la modella. Mi sono chiesta quale mostruoso mondo potesse chiedere un simile sacrificio e una simile distorsione.
Quanta violenza siamo disposti a praticare sul nostro corpo per essere conformi?

Questo dal punto di vista fisico. Immaginiamoci le ricadute e le implicazioni sul versante emotivo, caratteriale, mentale e psicologico.
Essere come gli altri ci vogliono e come gli altri si aspettano da noi.

Tutto può iniziare da piccolissimi, quando ci viene chiesto di essere conformi a un ideale, di maschio o di femmina, quando si avvertono i primi tentativi di segregazione per genere.
Ieri ero in un negozio di scarpe con mia figlia e una signora sconosciuta si è intromessa (non era una commessa), suggerendo a mia figlia un paio di scarpe rosa. Mia figlia ha risposto che il rosa non le piaceva, le preferiva bianche o color arancio.

La signora ha iniziato un discorso non richiesto, stupendosi  dei gusti di mia figlia, "com'è possibile che non ti piaccia il rosa, le bambine vogliono tutto rosa!" Avrei  voluto risponderle: "si faccia i colori suoi", poi ho optato per una versione più educata.
Ho interrotto l’intermezzo della signora, sostenendo i gusti di mia figlia e dicendo che per fortuna abbiamo gusti diversi.

Ecco, gusti, desideri, aspirazioni diverse, sapersi esprimere fuori dalla massa, da desideri e ideali indotti.
Dalla forma fisica alle idee.
Usiamo sempre la nostra testa e vogliamoci bene così come siamo, in ogni fase della vita. Questo significa crescere in modo sano e emanciparsi.
Anche se verremo etichettati come "strani individui". Lo so, in alcune fasi della nostra vita sarà complicato, ma almeno proviamoci.

In chiusura vi lascio questo monologo della ineguagliabile e immensa Lella Costa:

 

Le dici magra, si sente grassa

Son tutte bionde, lei è corvina

Vanno le brune, diventa albina

Troppo educata, piaccion volgari

Troppo scosciata per le comari

Sei troppo colta preparata

Intelligente, qualificata

Il maschio è fragile, non lo umiliare

Se sei più brava non lo ostentare

Sei solo bella ma non sai far niente

Guarda che oggi l’uomo è esigente

L’aspetto fisico più non gli basta

Cita Alberoni e butta la pasta

Troppi labbroni non vanno più

Troppo quel seno, buttalo giù

Bianca la pelle, che sia di luna

Se non ti abbronzi, non sei nessuna

L’estate prossima con il cotone

Tornan di moda i fianchi a pallone

Ma per l’inverno la moda detta

Ci voglion forme da scolaretta

Piedi piccini, occhi cangianti

Seni minuscoli, anzi giganti

Alice assaggia, pilucca, tracanna

Prima è due metri, poi è una spanna

Alice pensa, poi si arrabatta

Niente da fare, è sempre inadatta

Alice morde, rosicchia, divora

Ma non si arrende, ci prova ancora

Alice piange, trangugia, digiuna

È tutte noi, è se stessa, è nessuna.

 

Articolo di Simona Sforza
Twitter @sforzasimona

 

 

Ritratto di Simona Sforza

Posted by Simona Sforza

Blogger, femminista e attivista politica. Pugliese trapiantata al nord. Felicemente mamma e moglie. Laureata in scienze politiche, con tesi in filosofia politica. La scrittura e le parole sono sempre state la sua passione: si occupa principalmente di questioni di genere, con particolare attenzione alle tematiche del lavoro, della salute e dei diritti.
    

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