Il bambino non mangia? Mangerà!

L’inappetenza è un fenomeno molto diffuso nei bambini; addirittura circa il 50% dei genitori ricorre al pediatra per la presunta mancanza d’appetito dei figli.

In realtà spesso lo scarso appetito non è una patologia vera e propria, ma si tratta di una problematica  transitoria in molti bimbi, dovuta soprattutto alle richieste energetiche del loro organismo ed al periodo di crescita che stanno vivendo; due fattori in continua evoluzione.

Se la mancanza d’appetito non è legata ad altri sintomi, come un calo ponderale, o una crescita irregolare, o una mancata partecipazione alle attività tipiche dell’età, è da escludere che si tratti di una patologia e per questo motivo non deve destare preoccupazione.

C’è però un rischio ancora più grande dell’inappetenza transitoria…quello di farla diventare cronica e i responsabili di questo processo degenerativo a danno dei nostri figli spesso siamo proprio noi genitori!

Si, noi adulti, che con tanta premura ci occupiamo del loro benessere! Nel caso dell’alimentazione proprio l’eccessiva sollecitudine e attenzione verso i nostri figli potrebbero innescare un pericolosissimo circolo vizioso adulto-bambino, che ha come risultato finale il rifiuto sistematico del cibo, che il bimbo esercita come atto di sfida verso gli adulti e come mezzo, per ottenere la completa ed esclusiva attenzione dei genitori.

I conflitti adulti-bambini hanno inizio nel momento, in cui i figli iniziano ad alimentarsi da soli e hanno la possibilità di discernere; il fatto che non mangiano tutto quello che c’è nel piatto, o che rifiutano dei cibi scatena in noi reazioni immediate di insistenza, dovute all’ansia che non si nutrano abbastanza; a livello istintivo proviamo profonde insicurezze e questo è un sentimento che accomuna, soprattutto le mamme, riguardo alle nostre  capacità di  nutrire ed accudire i figli al meglio.

 Così il momento dell’alimentazione, invece che essere vissuto dai nostri bimbi come un esperimento piacevole e un momento di scambio affettivo, diventa un’esperienza stressante, un momento, in cui i genitori trasferiscono loro tutte le ansie e il disagio che provano e le loro frustrazioni per le aspettative mancate.

Si innesca un circolo vizioso per cui, intorno all’incubo: “devi mangiare abbastanza!”, ruota tutta la giornata, tra giochi, premi, punizioni, tutti finalizzati a far mangiare il pupo.

Ma questo abbastanza a cosa si riferisce? Siamo sempre noi adulti a decidere cosa, quando e quanto devono mangiare i nostri figli, che perdono così la capacità di ascoltare le esigenze del loro corpo.

Allora perché non provare a cambiare registro per il bene dei nostri bambini?

 

 ECCO COME FAR RITROVARE SERENITA’ E APPETITO AI PICCOLI ED AI GRANDI:

Convivialità e condivisione! Vi è mai capitato di osservare i vostri figli, quando mangiano insieme ai loro amici  attorno ad un tavolo, o su un prato. Avete mai osservato come sono sereni e felici? Vi siete chiesti il perché? Perché nessuno chiede loro un risultato, o una prestazione….il momento del pasto è insieme gioco e condivisione.

Allora riportate i momenti ludici e la serenità anche sulle vostre tavole, in famiglia; sorridete e trasformate i pasti in occasioni per condividere sentimenti, attenzioni e parole.

Lasciate da parte giochi e distrazioni, compresa la tv! Perché ci deve essere sempre qualche aggeggio elettronico, che tenga impegnati i nostri figli? Pensiamoci noi a chiaccherare con loro; in questo modo potranno anche guardare bene cosa c’è di buono nel piatto!

Cucinate insieme: un pranzo e una cena è piacevole da mangiare, ma per un bambino è molto meglio poterli preparare con mamma e papà; così da poter dire: “Mangiate quello che ho preparato”…Allora che aspettate? Fatevi aiutare in cucina e l’appetito tornerà.

Niente teatrini per farli mangiare! Non sprecate le vostre energie, per distrarre i piccoli, perché vorranno sempre nuove forme di intrattenimento e  non sentiranno mai il vero senso della fame; non impareranno ad assecondarlo autonomamente.

No ai ricatti affettivi: “Se mangi mamma non piange!” Cibo e affetto della mamma sono due cose diverse; è nocivo produrre nel bambino un distorto senso di colpa.

Niente premi, né punizioni! Non si può passare la giornata a contrattare con i propri figli; se non mangiano, pazienza, mangeranno; prendetela con filosofia.

Non fate ruotare la giornata attorno al problema cibo….da oggi non ve ne fate più un cruccio; una volta che il pediatra vi ha rassicurato, che non sono presenti problemi di crescita, rasserenatevi! Lascite i  vostri figli liberi di decidere quanto mangiare.

Trasmettetegli le giuste emozioni: ogni bambino è a sé; ogni caso è diverso; però una regola vale per tutti i genitori: la serenità, o viceversa l’ansia, che trasmettiamo ai nostri figli, loro la assorbono come spugne, perché a quest’età vedono la realtà con i nostri occhi.

 

QUALCHE TRUCCHETTO NON GUASTA MAI!

 

No agli spuntini fuori pasto! Pizza, caramelle, biscotti…tolgono l’appetito, meglio rispettare i cinque pasti regolari.

Stimolate ogni giorno il loro appetito con giochi all’aria aperta, sport, sole….

Non sempre la stessa minestra! Variate i cibi,sia nella presentazione che nel contenuto.

Rimanete indifferenti alla loro inappetenza … prima, o poi si stuferanno di cercare di attirare la vostra attenzione…e mangeranno!

 

Allora buon appetito a tutti!

 

Ilaria Sacchetti

sito: http://ilariasacchetti.jimdo.com/

 

 

 

 

 

 

Ritratto di Ilaria Sacchetti

Posted by Ilaria Sacchetti

Sono Ilaria, una mamma come tante; credo molto in quello, che possono fare i genitori per i propri figli e in generale in chi accudisce tutti i giorni i bimbi con amore e dedizione.
Nel mio piccolo, come mamma alle prime armi, cerco, tra esperimenti  a volte riusciti, letture di psicologia infantile e consigli chiesti ad esperti, di risolvere i piccoli e grandi problemi giornalieri. 
Tra le fasi più dure per me, come madre, c’è stata quella del famigerato “spannolinamento”; quando sono uscita dal tunnel, mi sono ritrovata  piena di appunti, presi dai libri e consigli utili, ricevuti dagli esperti nei momenti di panico e allora ho pensato:  “Perché non aiutare anche altre mamme o papà che non sanno che pesci prendere?”

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