Come aiutare?

Quando il sogno di gravidanza si infrange, quando scegliamo l'IVG e poi la nostra anima si lacera, quando il nostro bimbo torna in Cielo a giocare tra gli Angeli.

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manolallina
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Come aiutare?

Messaggio da manolallina » 20 gennaio 2005, 21:48

Come Rozie nemmeno io sono qui per me, ma una cara amica. Da otto anni cerca disperatamente un figlio. Ha fatto esami s esami e un intervento per pulire le tube che erano chiuse. Tutto inutile. Nel settembre 2001 la prima inseminazione. Dopo nemmeno due mesi le dicono che nessuo dei tre embrioni ce l'ha fatta. Altra inseminazione a fine 2003, se ne impianta uno. Va tutto bene fino all'eco di fine primo trimestre. Il battito non c'è più. Ora dice di essersi rassegnata, si aver metabolizzato il tutto e di non pensare più ad avere figli. Ma il marito mi ha detto che non è così, che ci pensa sempre, la sua è solo una corazza per cercare di non soffrire. E si è trovata lavoro come baby sitter. La vedo quando porta in giro la bambina, mi fa tenerezza. Io non so come comportarmi con lei. Non so mai se raccontarle dei miei figli o se è meglio di no. Lei mi chiede spesso, ma ho paura di farla star male a parlare di loro. Cosa mi consigliate?



calzini
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Messaggio da calzini » 21 gennaio 2005, 9:40

Rob è una situazione molto delicata e tu sei molto sensibile a porti il problema.
Capisco il tuo disagio, hai provato a parlare apertamente con lei?
Spesso il dialogo è la cosa migliore.

Falle capire che le vuoi bene e che se ha bisogno ci sei, anche per uno sfogo o qualsiasi altra cosa.


Ti abbraccio

manolallina
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Messaggio da manolallina » 21 gennaio 2005, 12:56

Grazie Carola. Non ho mai provato a parlarne apertamente, ho paura di ferirla troppo. Però nello stesso tempo capisco che non è facendo lo struzzo che l'aiuto. Seguirò il tuo consiglio, grazie. :) :abbr:

calzini
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Messaggio da calzini » 21 gennaio 2005, 15:39

manolallina ha scritto:Grazie Carola. Non ho mai provato a parlarne apertamente, ho paura di ferirla troppo. Però nello stesso tempo capisco che non è facendo lo struzzo che l'aiuto. Seguirò il tuo consiglio, grazie. :) :abbr:
La paura ce l'avrai sempre Rob.
E' un argomento così delicato che si ha sempre paura di ferire la persona a cui vogliamo bene.
Visto però che si tratta di una tua amica, non allontanarla per paura di ferirla, dille che le vuoi bene e che forse adesso è venuto il momento di raccogliere un suo sfogo.
Di solito si tende sempre a chiudersi in se stessi, ma nn per cattiveria, magari perchè pensiamo che gli altri nn possono capire.

Fai in modo che possa parlare a ruota libera, tienila stretta stretta e dille che le vuoi bene.

Fammi sapere come è andata.

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Simoncelli
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Messaggio da Simoncelli » 21 gennaio 2005, 16:26

Se hai letto la mia storia avrai visto che la situazione che hai con la tua amica, si era creata anche tra me e mia sorella, dato che io avevo perso il bimbo a 7 settimane e lei era incinta di 10. Non voleva parlarmi, vedermi..quelle poche volte che sono riuscita a parlarle lei ha detto che stava uscendo e attaccava il telefono. Ho capito che era mortificata, imbarazzata e a disagio a parlare con me, che ero la "sfortunata" delle 2 per lei. Poi, dato che ho un carattere un po' impulsivo, e visto che lei si negava, le ho parlato di persona, costringendola ad ammettere le cose che si teneva dentro. Abbiamo pianto, ci siamo abbracciate, ci siamo parlate a lungo, soprattutto riguardo alla sua gravidanza e ho ritrovato l'affetto di una sorella ma anche di un'amica che stavo perdendo!
Ecco...tu potresti parlarle, coinvolgerla nella tua vita, farle riamare il pensiero di diventare mamma...
magari dico stupidaggini, ma io avrei voluto che tutti mi trattassero normalmente, e nn come invece mi hanno trattata, sparendo dalla circolazione per nn ferirmi!
Ciao! :D

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Messaggio da manolallina » 21 gennaio 2005, 18:43

Farò come dite, le parlerò a cuore aperto. La settimana prossima andermo ad iscriverci ad un corso di nuoto, poi prenderemo un caffè o a casa mia o a casa sua e allora affronterò il discorso. Grazie ragazze, vi farò sapere come è andata. :)

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Messaggio da Sabryfra » 22 gennaio 2005, 18:55

mai avere paura del dolore altrui
questa è la cosa che mi ha segnata: nessuno voleva parlarne, io si e mi sentivo come se fossi una mosca bianca, come se si dovesse tacere per dimenticare il dolore
alla fine ho capito che avevano paura del mio dolore, del mio vuoto, del mio nero... come se potesse inghiottire tutti

una volta superata questa fase, con delicatezza e tatto, ho ricominciato pian piano a riappacificarmi con il mondo

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Messaggio da manolallina » 22 gennaio 2005, 19:36

Sai Esse Effe, ho parlato oggi pomeriggio con mia mamma e mi ha detto le stesse cose che hai detto tu. Che sicuramente lei vuole parlarne, non vuole dimenticare i suoi angioletti e non devo avere paura del suo dolore. Ringrazio anche te per avermelo fatto capire e vi abbraccio tutte quante. Anche i vostri piccolini lassù.

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Messaggio da manolallina » 12 febbraio 2005, 10:12

Ho parlato con la mia amica. Eravamo da sole io e lei, e quando lei mi ha chiesto come stanno i miei figli (me lo chiede sempre :)) dopo averle risposto le ho chiesto come si sentiva. Ha capito subito cosa intendevo. E' stato come togliere degli argini, le parole le sono uscite come un fiume...... e anche le lacrime, sue e mie. Non ha affatto superato il tutto come vuole far credere e ha detto che lo dice solo per non sentirsi ripetere le solite sciocche frasi di circostanza del tipo "oh, poverina", "ma si prima o poi riuscirete". Vorrebbe tentare la terza pma, ma ha troppa paura di non riuscire nemmeno questa volta e di stare troppo male. E alla fine mi ha ringraziata per averla fatta parlare, perchè non ne parla con nessuno, a parte suo marito. Adesso mi sneto un pò più unita a lei, e se deciderà di riprovare sa già che per qualsiasi cosa può contare su di me, anche solo per esternare le sue emozioni. Grazie per il vostro consiglio. :) :abbr:

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Messaggio da Ambra1978 » 23 aprile 2007, 17:40

Non so quale sia la cosa migliore da fare ma
la peggiore sí,ossia farla sentire "diversa","sfigata","sfortunata".
Ma non credo sia questo il caso,no?
Dille di non perdere la speranza e la fiducia e che
se il suo destino davvero dovesse essere quello di non avere figli propri,
allora di sicuro c´é da qualche parte qualcuno che il suo amore lo
potrebbe ricevere molto volentieri e ricambiarlo.
Non intendo solo adozione,ma ci sono anche affidamento,assistenza ai minori e bla bla.
Io credo che mi sarei buttata a capofitto in qualcosa del genere..
Un bacio

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Leya
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Messaggio da Leya » 20 gennaio 2009, 9:58

Suggerimenti per aiutare le famiglie che hanno subito la perdita di un bambino.

Non ci sono risposte facili per confortare chi ha subito una perdita così grande, non ci sono formule magiche che faranno scomparire il dolore.
È naturale sentirsi inutili quando il bambino di un amico o di un parente muore; ricordate che mostrare la vostra vicinanza può essere di conforto ad una famiglia in lutto.
Non evitateli perché vi ritenete inadeguati. E' più probabile che una famiglia raggiunga una risoluzione sana e positiva del proprio dolore se riceve supporto e comprensione.
I seguenti suggerimenti possono aiutarvi a fornire quel supporto:

- Non provate a trovare le parole magiche che toglieranno il dolore. Non esistono. Un abbraccio, un tocco e un semplice "sono così spiacente" possono offrire supporto e calore.

- Non abbiate paura di piangere. Le vostre lacrime sono per il bambino e i suoi genitori. Essi potranno piangere con voi, e le loro lacrime saranno un modo sano di affrontare il dolore.

- Evita di dire "so come ti senti". È molto difficile da comprendere la profondità della perdita quando un bambino muore e non potete veramente capirlo se non ci siete passati.

- Evitate di dire "era la volontà di Dio" ed altri clichés che tentano di minimizzare o spiegare la morte. Non provate a trovare qualche cosa di positivo nella morte del bambino, come "almeno avete altri bambini" o "è stato meglio così". Non ci sono parole che possano rendere accettabile per i genitori il fatto che il loro bambino non c'è più.

- Ascoltate! Lasciate che i genitori possano esprimere la rabbia, le domande, il dolore, ed il senso di colpa che forse stanno sperimentando. Cercate di capire che i genitori hanno spesso la necessità di parlare ripetutamente del loro bambino e delle circostanze della morte. Può essere utile incoraggiarli a comunicare facendo una domanda delicata come "volete parlarmene?"

- Evitate i giudizi di ogni tipo. "Dovreste..." o " voi non dovreste... " non sono adatti e neanche utili.
Le decisioni relative a mostrare o rimuovere le fotografie, a rivivere l'evento, l'idealizzazione del bambino, o l'espressione della rabbia, la depressione o il senso di colpa possono sembrare estremi in molti casi. Questi modelli di comportamento sono normali, specialmente durante i primi anni che seguono la morte del bambino, e non devono essere repressi senza affrontarli.

- Siate consapevoli che, per i genitori con convinzioni religiose, la morte del loro bambino può sollevare questioni serie circa il ruolo di Dio in questo caso. Non cercate di offrire delle risposte. Se i genitori sollevano l'argomento, sarebbe meglio ascoltare e permettergli di esplorare i propri sentimenti. Hanno bisogno di arrivare da soli ad una risposta.

- Siate presenti. Aiutate la famiglia in casa, date una mano in qualsiasi cosa sia necessaria. Non dite "Dimmi se c'è qualcosa che posso fare". Probabilmente non vi chiameranno di loro iniziativa neanche in caso di bisogno. Informatevi su che cosa deve essere fatto ed offritevi di fare qualcosa di specifico.

- Prestate attenzioni speciali ai fratellini o sorelline. Sono danneggiati, confusi e spesso ignorano cosa sta accadendo. Non pensate che non stiano soffrendo solo perché non lo mostrano. Molti fratelli sopprimono il loro dolore per evitare di aggiungerne altro a quello dei genitori. Comunicate con loro e aiutateli ad esprimere la loro perdita.

- Pronunciate il nome del bambino che è morto. Non temete che parlare del bambino causi ai genitori dolore supplementare. Di solito è vero il contrario. Usando il nome del bambino fate sapere ai genitori che non sono i soli a ricordare il proprio piccolo.

- Siate pazienti. Ricordate che ogni famiglia risponde diversamente al proprio dolore. Alcuni verbalizzano, altri possono sembrarne incapaci o poco disposti a comunicare, alcuni si ritirano, altri reagiscono irosamente o ancora fanno finta di nulla, ma tutti soffrono moltissimo.

- Condividete la memoria del bambino. "mi ricordo di quando lui..." può rassicurare i genitori che avete apprezzato il loro bambino e che siete informati del loro senso di perdita. Non siate impaurito dal ridere con loro ai ricordi felici.

- Ricordatevi della famiglia nei giorni importanti quale l'anniversario di compleanno e di morte del bambino. Mandate una cartolina, chiamate o visitateli. Fategli sapere che anche voi state pensando al loro piccolo. I genitori non dimenticano mai.

- Guidateli delicatamente ad un ritorno alle attività esterne. Suggerite un pranzo o un film, una passeggiate. Se il vostro invito è declinato, non insistete. Chiedete diverse volte, nel corso delle settimane, ma sempre con molto tatto.

- Non c'è un tempo standard per il recupero. Il dolore dura solitamente ben più a lungo di quanto una persona possa pensare. Consigliate alla famiglia di essere molto paziente e prendersi tutto il tempo necessario. Si sentono spesso "la vita continua; è tempo che giriate pagina!" Queste richieste sono ingiuste e non realistiche. Quando i genitori esprimono una preoccupazione circa l'essere stanchi, depressi, arrabbiati, irritabili, incapaci di concentrarsi o poco disposti ad seguire le normali incombenze quotidiane, rassicuratele che l'elaborazione del lutto richiede tempo e che non devono aspettarsi troppo e troppo presto da sé stessi.

- Siate sensibili ai cambiamenti di esperienza della famiglia. I membri della famiglia adotteranno i nuovi comportamenti e ruoli, man mano che impareranno a vivere senza il bambino. Questo processo è lungo e doloroso. Non pensate che prima o poi i vostri amici torneranno ad essere gli stessi dopo questa esperienza, e non fatelo pensare neanche a loro.

- Suggerite un aiuto esterno. Spesso la famiglia potrebbe trarre grande beneficio dal rivolgersi ad uno psicologo o a dei gruppi di sostegno. Non limitatevi a suggerirlo genericamente, informatevi se esiste qualcosa di specifico nella vostra città e fornite riferimenti precisi.

- Continuate il vostro contatto con la famiglia. Il dolore non si conclude al funerale o al primo anniversario. State in contatto spesso.

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