Gemelli e rischi: la sindrome da trasfusione feto-fetale

La gravidanza gemellare è più soggetta a complicazioni. E questo si sa. Nel caso delle gravidanze monozigote ancora di più. Ho chiesto ad una mamma che l'ha affrontata (e ha vinto) chhe cos'è la sindrome da trasfusione feto-fetale. Lei si chiama Annalisa Costantino e si racconta qui.

Che cos'è la sindrome da trasfusione feto-fetale?

Questa sindrome è chiamata anche twin-to-twin. Tralasciando la spiegazione puramente scientifica (e anche quella più corretta), in parole povere è una sindrome che colpisce le gravidanze monocoriali biamniotiche (una placenta, due sacche). Uno dei due gemelli riceve liquido e nutrimento dall'altro, ma non restituisce. Per cui, ad un certo punto, il gemello ricevente naviga in una marea di liquido, mentre il gemello donatore si ritrova in una pozzanghera. E' così che la vedevo io quando ero incinta. Nessuno dei due sta bene. In un modo o nell'altro entrambi rischiano danni, anche seri. 
 

Qual è stata la tua esperienza?

Nel mio caso, la sindrome è stata riconosciuta da una ginecologa dell'ospedale di Busto Arsizio. Molto brava, tra l'altro. Non è così semplice da diagnosticare, soprattutto quando è all'inizio. Io ero al secondo stadio. Durante l'ecografia di controllo questa dottoressa ha ravvisato un volume abnorme dei liquidi delle piccole. La gemellina donatrice, praticamente era racchiusa nella sua sacca come in un bozzolo. Il liquido era pochissimo. Mi hanno subito prenotato un controllo all'ospedale Buzzi di Milano, dove lavora un'equipe di medici specializzati in problematiche infantili e della gravidanza.

Durante la visita di controllo al Buzzi mi hanno detto che l'unica possibilità per tentare di salvare le piccole era quella di sottopormi a laser-terapia per chiudere le anastomosi placentari, ovvero i "canali di collegamento" tra un gemello e l'altro, attraverso i quali i bimbi si scambiano i liquidi e il nutrimento. In pratica c'era un passaggio a senso unico, verso una delle bimbe, che non restituiva a sua volta ciò che le veniva donato dalla sorella. I rischi dell'intervento sono molto alti.

C'è la possibilità che sopravviva uno solo dei feti, che muoiano entrambi e, ovviamente, che sopravvivano entrambi. Non ricordo le percentuali, ma in ogni caso, è una cosa che si deve fare. Non sottoponendosi all'intervento, il rischio di morte di entrambe le bimbe sarebbe stato altissimo, con conseguenze anche neuronali nel caso in cui fossero sopravvissute.

La laser-terapia dura in tutto un'oretta, in anestesia locale. Poi ci si deve sottoporre a controlli settimanali per verificare lo status dei liquidi, dei cuoricini, delle vesciche, ecc. Non è stata una passeggiata, ovvio, ma sfido qualsiasi mamma a non fare esattamente quello che ho fatto io. 

Che consiglio daresti ad una mamma in attesa di gemelli monozigote? 

Le gravidanze come la mia sono tra le più a rischio. Solo quella monocoriale monoamniotica è più rischiosa. Con il senno di poi, consiglio di chiedere al proprio medico curante un controllo in più, piuttosto che uno in meno. Meglio risultare delle rompiscatole, ma avere sempre la situazione monitorata. 

Che cosa ti è rimasto dal punto di vista emotivo o di atteggiamento per il futuro, quello che avete attraversato?

Tanto sollievo. Per aver avuto la forza di rischiare. Per aver saputo comportarmi da mamma ben prima di esserlo effettivamente. Non sono ansiosa e non penso sempre al peggio. Questa esperienza ha modificato profondamente il mio carattere, mi ha segnata.

Ma anche in positivo. Adesso mi godo molto più di come facessi prima le piccole cose quotidiane. 

 

Ritratto di Erica Asselle

Posted by Erica Asselle

Giornalista e mamma di due gemelli, maschio e femmina, nati a febbraio del 2013. Vivo e racconto gioie e dolori di essere diventata all'improvviso una supermamma, senza superpoteri

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