|
|
I bambini adottati nella scuola italiana spesso vengono considerati secondo due categorie macroscopiche: quella dell'intercultura e quella dell'handicap. Intercultura quando si tratta di affrontare il tema delle “differenze”, handicap quando si tratta di difficoltà nell'apprendere e nel vivere a scuola. Entrambe le categorie non sono sempre pertinenti alla realtà dei bambini adottati.
A volte mi domando perché lo faccio, per quale motivo continuo a prendermela per tutto quello che di strano succede in ambito adottivo. Non starei forse meglio se iniziassi a fregarmene accettandolo come inevitabile? Conformarsi ad un pensiero comune che vuole che le cose vanno in questo modo, punto e basta.
“Finalmente cinque mesi di congedo di maternità anche per le mamme adottive?” Sì, ma purtroppo solo per alcune!
La legge n. 244 del 24 dicembre 2007 (detta legge finanziaria 2008) ha finalmente equiparato la maternità adottiva a quella biologica, elevando da 3 a 5 mesi anche il congedo di maternità spettante in caso di adozione.
Eccoli lì, a mille metri dal suolo, appesi ad un trapezio. In equilibrio instabile su piccoli trespoli con in mano queste improbabili altalene sospese nel vuoto. Uno di fronte all'altro. Non indossano il tipico costume striminzito dei trapezisti professionisti e nemmeno sono così allenati, hanno tanti timori ed un coraggio grande come il cuore che portano fieramente in petto. Ma chi sono questi strani tizi?
L'holding, o abbraccio contenitivo, è un metodo per affrontare le crisi dei bambini e che utilizza l'abbraccio per rafforzare il rapporto tra genitori e figli.
“Solo e abbandonato”: un idioma, un’espressione che spesso viene utilizzata anche nel linguaggio comune, quando si vuole attirare l’attenzione su una situazione spiacevole, oppure, anche a mò di scherno, in ambiente familiare, quasi a voler mistificare una paura.
Da quando ho cominciato, qualche anno fa, a incontrare coppie adottive mi sono imbattuto in uno strano fenomeno che ho ribattezzato “La sindrome di Stoccolma post adottiva”.
Adottare un bambino grande o un preadolescente o addirittura un adolescente è una scelta che richiede un'attenta riflessione da parte della coppia proprio per la complessità che la relazione genitori - figli presenta nel percorso di accompagnamento verso l'età adulta.
Una amica ci ha chiesto come mai per le coppie in attesa di adozione nazionale o adozione internazionale, passa così tanto tempo dalla domanda all'arrivo del bambino. Abbiamo chiesto a Fabio Selini di risponderle.
Eccomi qui. Ho incontrato mia figlia sei mesi fa, quando aveva 6 anni e 10 mesi.
Una bambina classificata “grande”, anche se sono sempre stata convinta che bambini grandi non esistono, ma che esistono solo bambini. Tutto quello che dirò è ovviamente solo "una" esperienza tra quelle possibili e non voglio generalizzarla, anche se molto di quello che racconto è frutto di confronto con altre famiglie adottive di bambini “grandi”.

Uno dei primi segnali della gravidanza, di solito molto prima della pancia, è il seno che cambia.
Tutti dicono I Love You e noi invece... lo scriviamo. San Valentino, la festa più commerciale dell'amore, si sta avvicinando. Sicuramente gli animi più romantici riescono a cogliere un lato positivo in quest'occasione, tralasciandone gli aspetti più legati al marketing, per farne un momento di vicinanza con la dolce metà.
Lo sviluppo della motricità fine non implica solo una maggiore dimestichezza in termini di scrittura, ma fornisce un interessante arricchimento dal punto di vista neurologico per tutto ciò che attiene agli scambi neuronali tra i due emisferi.
