Chi
ha fede va sempre alle urne
Ruini teme che vincano i sì. Ma
questa è una legge che fa un gran male alla Chiesa. Parola di
Arcivescovo.
Colloquio con Giusepe Casale di Chiara Valentini
Non tutti, nel mondo della Chiesa e dintorni,
sembrano disposti ad accettare supinamente la prescrizione del cardinal
Ruini di astenersi ai referendum. Monsignor Giuseppe Casale, arcivescovo
emerito di Foggia, uno dei critici più puntigliosi delle scelte della
Curia attuale, ha fatto sapere che lui al seggio elettorale ci andrà.
Poi, sceglierà secondo coscienza come votare.
Monsignor Casale, come mai non si sente vincolato dalle indicazioni
sempre più pressanti del cardinal Ruini?
Quella di Ruini non è né potrebbe essere un'indicazione dottrinale,
perché non sono in campo questioni di fede né di disciplina. In ogni
caso, però, dato il rilievo della materia, se ci si voleva pronunciare
sarebbe stata opportuna una larga e approfondita discussione
nell'Assemblea dei vescovi, che fra l'altro deve riunirsi proprio nella
seconda metà di aprile, e che poteva concludersi con un documento
finale. Ma con l'accentramento che caratterizza la gestione attuale
l'Assemblea è stata svuotata. Il vertice della CEI ha deciso questa
campagna senza consultare nessuno, partendo da analisi discutibili.
A che cosa si riferisce?
Alla base c'è la paura che i referendum possano vincere, c'è il
terrore che l'opinione maggioritaria degli italiani sia per il sì. E
allora si è scelto un escamotage come l'astensione. Ci si è aggrappati
a una legge votata in condizioni speciali, da un Parlamento dove né la
maggioranza berlusconiana né una parte della Margherita volevano
perdere la primogenitura nel rapporto con la Chiesa. Non rendendosi
conto che non solo stavano minando la laicità dello Stato, ma che
facevano un gran male alla Chiesa stessa, trasformandola, per così
dire, in istrumentum regni.
Ruini parla della necessità di difendere comunque i valori cristiani
sotto tiro. E la dirigente di un pilastro della campagna anti referendum
come il comitato Scienza e vita Jole Santolini sostiene addirittura
"si gioca il futuro dell'uomo".
Si fa una gran confusione. Le leggi dello Stato non possono essere la
traduzione meccanica dei principi etici della religione cattolica.
Questi principi devono essere mediati dalla dialettica politica, devono
tener conto di altre sensibilità, di altre convinzioni. Le leggi sono
sempre frutto di un compromesso fra le varie opinioni in campo. Se così
non fosse avremmo uno stato teocratico.
Insomma non le sembra che la legge 40 abbia rispettato questa
divisione di ruoli tra Chiesa e Stato?
Non mi sembra. Quella legge ha assorbito alcuni principi cattolici, come
il fatto che l'embrione sia persona fin dal concepimento, trascurando
che molti non condividono questi principi. Per questo c'è stata nel
mondo laico una vera e propria insurrezione, che si è tradotta nella
volontà di cercare di modificare la legge attraverso i referendum.
Secondo lei adesso che cosa dovreste fare voi cattolici?
Accettare lo scontro, metterci in campo con le nostre idee, per tastare
il polso della società. Sarebbe anche un'occasione per attivare nella
Chiesa una discussione, un confronto. Bisognerebbe approfondire meglio i
temi connessi alla fecondazione assistita in modo da avere un quadro più
preciso di questo delicato problema. Del resto anche sulla donazione
degli organi la Chiesa in un primo momento era contraria perché li
considerava un'offesa al corpo, ma poi ha cambiato idea. E lo stesso è
successo con la cremazione e con le teorie evoluzioniste.
Perché si sentono così poche voci contrarie rispetto
all'astensione? Perché ci sono già vescovi che invitano i sacerdoti
delle loro diocesi a far propaganda al non voto dal pulpito?
Oggi nel mondo cattolico non c'è più dialogo ma solo ripiegamento
dietro le sicure barriere della disciplina. Tacciono i vescovi,
confondendo spesso l'obbedienza con l'acquiescenza e forse temendo per
la loro carriera. Noi emeriti, ormai in pensione, siamo un po' più
liberi. Ma mancano i luoghi dove esprimersi. I giornali cattolici, in
questa campagna referendaria, sono di un conformismo spaventoso, non fa
eccezione neanche Famiglia Cristiana. Non è un caso che don Zega,
volendo criticare la scelta dell'astensione, lo abbia fatto sulla
Stampa. Altri sacerdoti meno famosi, che pure dissentono, non hanno
luoghi così visibili per far sentire la loro voce.
Anche vari politici cattolici si stanno dimostrando piuttosto
timorosi, basti pensare alla marcia indietro di Andreotti.
Che un uomo della sua esperienza senta il dovere di
"inchinarsi" non alla parola di Cristo ma a una scelta
opinabile della curia è un episodio triste, scoraggiante, un'altra
prova della mancanza di libertà e di dialogo oggi. Mi viene in mente un
altro brutto periodo, gli ultimi anni del pontificato di Pio XII. Anche
allora c'era questa immagine di una Chiesa in stato d'assedio, sempre
sul punto di essere sopraffatta dalle forze del male. Anche a quei tempi
c'era un clima da crociata, con i comitati civici di Gedda, con la
scomunica ai comunisti.
Allora la Chiesa era profondamente mescolata alle vicende della
politica italiana. Anche in questo vede una somiglianza con il presente?
Ci sono aspetti diversi. Questa volta la Chiesa, in cambio di una difesa
strumentale di alcuni principi cattolici sulla vita e sull'embrione, si
è spinta ad allearsi in modo improprio e pericoloso con un potere
politico che in tanti altri campi è lontanissimo dalla nostra etica,
dai nostri valori. Non possiamo far finta di credere che i cosiddetti
laici devoti si siamo schierati attorno alla Chiesa perché sono
diventati improvvisamente devoti. Dobbiamo liberarci dell'abbraccio
soffocante dei neocon all'italiana e riaprire un dialogo vero con la
comunità dei credenti. Ricordandoci che le coscienze non si educano con
una legge, ma con la parola di Cristo.
Nella sua vita lei si è scontrato spesso con il cardinal Ruini. Che
cosa gli rimprovera oggi in particolare?
Con Ruini ho avuto vivaci dibattiti quando, nel momento della
disgregazione della Democrazia Cristiana, si batteva perché venisse
mantenuta l'unità politica dei cattolici, mentre io credevo fosse
meglio orientarci alla libertà di voto. Adesso purtroppo Ruini fa
qualcosa di peggio, si batte per il Polo. Interpretando in senso
restrittivo alcune prudenze del Papa ci si è spinti su un terreno
minato, da cui dobbiamo ritrarci.
E' pessimista sul futuro della Chiesa?
No, nonostante tutto. Come dopo il gelo degli anni ’50 è arrivato il
vento rinnovatore del Concilio, così mi sembra che anche oggi stia
maturando silenziosamente una nuova primavera, frutto non dei
compromessi politici, ma della fedeltà alla voce dello spirito.