PERCHÈ VOGLIAMO MODIFICARE LA LEGGE


Quesito su: diritti della madre e diritti del concepito

    2. Per l'autodeterminazione e la tutela della salute della donna

Nelle tecniche di fecondazione assistita in vitro, il medico ed il biologo favoriscono, all’esterno del corpo della donna, l’incontro tra ovocita e spermatozoo, superando il problema di sterilità che rendeva tale incontro impossibile.
Se avviene la fecondazione e si forma il pre-embrione, entro un massimo di 5 giorni, esso viene trasferito nell’utero materno, dove si spera che, naturalmente, riesca a crescere per circa nove mesi. 
La scienza non è oggi in grado di fare sviluppare l’embrione, fuori dal grembo materno, oltre il limite di 5 giorni, quindi, l’immagine del bambino in provetta è fantascienza e chi la invoca lo fa unicamente per diffondere un terrorismo psicologico. Solo il grembo materno ha la possibilità di far diventare bambino l’embrione.
Allo stadio nel quale viene trasferito in utero siamo di fronte ad un insieme di cellule (da 2 a 16), dalle funzioni ancora indistinte (alcune di queste forse diventeranno l’embrione vero e proprio, altre i tessuti atti a nutrirlo), privo di sistema nervoso (che si inizierà a formare solo dopo 14 giorni dalla fecondazione) e finanche di un codice genetico certamente unico. Può evolversi, infatti, ancora in due gemelli monozigoti, ma anche, purtroppo, in una camera gestazionale vuota o, peggio ancora, in una mola vescicolare ovvero un terribile tumore della placenta.
Nessuno più della coppia sterile rispetta profondamente quell’embrione; nessuno più della coppia sterile spera che davvero possa divenire il proprio amato figlio.
Purtroppo, però, nel 75% dei casi, per cause non ancora del tutto note, non ce la fa a continuare a svilupparsi, con grande dolore della coppia.
E questo non perché sia stato concepito in provetta, ma perché è la drammatica sorte di tutti gli embrioni umani, anche di quelli concepiti naturalmente. La natura lo ha reso perdente e nessuno oggi è in grado di far nulla per aiutarlo a sopravvivere.
Basterebbe quanto appena detto per capire perché noi, come la stragrande maggioranza degli scienziati, riteniamo che quell’embrione non possa avere una tutela pari a quella di una persona già nata.
Il che, ovviamente, non significa che consideriamo quell’embrione alla stregua di una muffa o di una unghia, ma solo che riteniamo sia ingiusto non adottare un principio di gradualità della tutela, accordando al nato una tutela maggiore che al feto, e al feto una tutela maggiore che al concepito.
Questo è il principio giuridico oggi vigente e stabilire, per la prima volta al mondo, una tutela del concepito pari a quella del nato, non può che stravolgere il nostro ordinamento.
Tale principio è presente anche nella legge 194/1978 sulla interruzione volontaria della gravidanza che, pur riconoscendo una tutela al feto, ritiene che essa debba essere messa in relazione con quella dovuta alla salute della madre e che, quando l’una è in conflitto con l’altra, non possa che prevalere quella della madre in quanto persona già nata. D’altra parte nel nostro paese è consentito l’uso di anticoncezionali quali la spirale che di fatto impediscono l’attecchimento dell’eventuale embrione formatosi naturalmente.

Perché i diritti delle persone già nate non siano considerati equivalenti a quelli dell’embrione, per salvaguardare la legge 194, per tutelare il diritto della coppia sterile a curare la propria malattia nel modo migliore, ti chiediamo di votare SÌ.

vuoto.gif (64 byte)

Semplicemente...


La fecondazione assistita è la cura medica per una patologia, la sterilità.
La si pratica da anni in tutti gli ospedali, non nell’antro del mago...

donna.jpg (13420 byte)


Chi vi ricorre sono uomini e donne giovani, normali.
Le mamme settantenni, la clonazione riproduttiva, non ci riguardano, non riguardano questo referendum.