Articolo
di Giusppe D'Amato, Ricercatore.
Esperto in Fisiopatologia della Riproduzione Umana Bari.
PREMESSA
La
Donna , l`Embrione e la Legge. Come nasce un conflitto.
Non
sono mai esistite nel nostro Paese fabbriche dei bambini.
Di più, da ricercatore e da medico che ha l’orgoglio di dirigere un
grande Centro Pubblico di Fisiopatologia della Riproduzione Umana, come
quello di Castellana a Sud di Bari, mi rifiuto di accedere culturalmente
al problema del trattamento medico della Sterilità di Coppia,
riducendolo al binomio abusato da alcuni di procreazione-produzione,
in stretto riferimento alle tecniche di Fecondazione in Vitro, quasi a
volerne rimarcare una filiazione meno degna dalla prassi ovvero dalla
Scienza Veterinaria.
La Storia stessa della evoluzione delle cure per la Sterilità nel
nostro paese è invece naturalmente inscritta, non fosse altro perché
coeva, nella più generale Storia della emancipazione sociale, culturale
e politica delle Donne.
È
stata infatti ed innanzitutto Storia di Donne, o meglio di Donne e di
Uomini in cerca di soluzioni scientifiche a problemi di salute .
Una Storia infine di persone, cittadini, soggetti giuridici che
rivendicavano ed ancora più oggi rivendicano il diritto fondamentale
alla cura.
Nel nostro Paese, forse per la sua particolare cifra culturale, la
Sterilità di coppia è stata sempre avvertita e intesa malattia
e pertanto indagata e curata ricorrendo a tutti i sistemi
diagnostico-terapeutici messi mano a mano a disposizione dalla Scienza
Moderna: dalla Chirurgia alla Genetica alla Biologia Molecolare, fino
all’applicazione delle più sofisticate tecniche cosiddette di Fertilizzazione
in Vitro, che, pure importantissime, non esauriscono tuttavia
l’attività dei medici e dei ricercatori che ogni giorno si
confrontano con la realtà della corretta diagnosi e cura della Sterilità.
Mentre
questa Storia si andava compiendo, nei fatti, parallelamente quanto
progressivamente si costituiva nel nostro Paese un movimento
antagonista, atteggiato in guisa di un trasversale Partito della
vita, che, certamente in buona fede, non è sembrato mai accettare
il processo socioculturale su descritto, sempre attento nel denegare
fondamentalmente il dato biologico che è sotto gli occhi di tutti e cioè
che appartiene naturalmente alla donna e solo transitivamente
dunque alla coppia, il potere di procreare.
Questo partito è il vero padre nobile della legge di cui
discutiamo.
Nei
fatti la norma 40/2004, attribuendo medesimi diritti e della medesima
intensità all’embrione, ponendolo sullo stesso piano dei genitori,
denegando attraverso una Legge dello Stato il fondamento naturale della
procreazione, rimettendo in discussione il senso stesso della previa
l.194, compie e conclude un percorso prima etico, poi finalmente
culturale e politico.
È
pure intuitivo però fermarsi a considerare quanto non essendo ancora
l’embrione una persona attualmente esistente questi non abbia
la possibilità di rivendicare i propri diritti sulla madre ovvero sui
genitori; chi può dunque surrogarlo in questo? La risposta è semplice:
lo Stato.
Attraverso quale strumento? la Legge.
1.
Limitazioni circa l’accesso alle Tecniche di P.M.A.
Oggi
nel nostro paese l’accesso alle Tecniche di Procreazione Assistita,
quali esse siano, dalla più semplice alla più complessa, è consentito
per Legge solo nel caso in cui a rivolgersi presso le strutture cliniche
deputate ai trattamenti siano soggetti sterili.
Pertanto sono ad esempio escluse dal trattamento:
- Le
coppie fertili ma nelle quali il maschio sia portatore di una
malattia virale come l’Epatite o l’AIDS. Per questi casi ci
sarebbe il modo di trattare il seme del partner così da evitare
problemi, ma l’ intervento medico nel novero della riproduzione,
ribadiamo, è attualmente limitato solo al trattamento delle coppie
infertili. Nei casi in specie le donne quindi o devono rinunciare a
concepire o esporsi al rischio conseguente all’intercorrere di
rapporti non protetti, di contagio personale oltre che di
trasmissione della malattia al nascituro.
- Parimenti
oggi una coppia fertile a rischio di trasmissione genetica di rilevanti
anomalie o malformazioni del nascituro , non potrà a maggior
ragione rivolgersi alla scienza medica onde prevenire la
trasmissione alla prole della malattia, infatti la Diagnosi Genetica
di Preimpianto è proibita qualunque sia la sua applicazione. Eppure
la medesima coppia conserva paradossalmente il diritto di ricorrere
all’interruzione volontaria della gravidanza, qualora questa
risulti viziata da una tara alle indagini prenatali condotte sull'embrione evoluto, perfettamente lecite.
Le
conseguenze fisiche e psicologiche per la donna e soprattutto sulla
donna appaiono evidentissime e di fatto la sua figura, il suo corpo
al cospetto della norma di Legge appaiono ridimensionati, rimpiccioliti,
ristretti.
L’affermazione delle tecniche di P.M.A. ha infatti, come già detto,
contribuito in senso certamente liberatorio alla emancipazione
riproduttiva delle donne.
La grande rivoluzione scientifica del secolo scorso è stata capace di
studiare e quindi separare i meccanismi del Sesso da quelli della
Riproduzione così da consentirci liberamente di parlare di: Sesso
senza Riproduzione (mediante la pillola) e Riproduzione senza
Sesso (mediante la provetta).
Di più, il potere accedere con successo alle Tecniche di Riproduzione
Assistita dopo che per secoli la Sterilità aveva rappresentato un tabù,
ha finito con il rimarcare sociologicamente la maternità da queste
tecniche indotte, in quanto maternità voluta nel senso più
stretto del termine.
Esistono dunque un diritto a procreare ed un diritto a nascere
che si confrontano nel diverso sentire del nostro paese. Ma saremmo
ipocriti nel tacere un altro diritto che pure in altre tradizioni
culturali dell'Occidente si va affermando: il diritto di nascere sano
con il suo contrario il diritto di non nascere se malato, se
condannato ad una wrongful life, cioè una vita dannosa segnata
dalla malattia che reca con sé il danno biologico ed il suo conseguente
dolore di esistere. È in forza di questo ultimo diritto che sono state
intentate cause da figli affetti contro i genitori, responsabili di
averli messi al mondo.
- Limitazioni
relative alla condotta clinica conseguenti alla norma.
Ai
sensi delle più volte richiamate disposizioni vigenti attualmente,
qualora si acceda ad una Tecnica Maggiore di P.M.A. non è consentito
inseminare più di tre ovociti, in quanto è fatto espresso divieto di
procedere al congelamento di embrioni sovrannumerari.
Il congelamento embrionario è infatti consentito in casi di emergenza
solo qualora sia impossibile per causa di forza maggiore trasferire gli
embrioni nell’utero materno.
Allo stato attuale, a scopo finalisticamente riproduttivo, è infatti
consentito il solo congelamento dei gameti per uso omologo e nello
specifico degli ovociti. Però, quest’ultima procedura è ancora da
ritenersi, stando a quanto afferma la scienza ufficiale, sperimentale.
Conseguentemente
le pazienti con le carte in regola per l‘accesso alle tecniche di
P.M.A. saranno costrette a sottoporsi reiteratamente ai protocolli di
stimolazione ovarica, che prevedono induzioni della crescita
follicolare multipla (ICFM). Per ogni ciclo di ICFM ricordiamo sarà
necessario che le pazienti utilizzino sostanze ad azione stimolante
l’ovulazione (Gonadotropine) e sostanze ad attività inibitoria
dell’ovulazione spontanea (analoghi del GnRH ), oltre che facciano
ricorso all’uso di Progesterone per migliorare le condizioni
dell’impianto embrionario (sostegno luteale).
Esiste un generale accordo riguardo il dato per cui un numero
ragionevole di stimolazioni dell’ovulazione ( parliamo sempre della
ICFM per alta tecnologia), condotte da mani esperte, non esponga ad un
aumentato rischio generico di patologie di sorta a carico
dell’apparato genitale femminile interno in generale e delle ovaie in
particolare. Occorre comunque e sempre, a maggior ragione nell’attuale
contesto, sottoporre a screening le pazienti eligibili per i programmi
di ICFM, in considerazione di questo rischio generico da valutarsi
rispetto alla impossibilità di accedere in ogni caso al congelamento
degli embrioni sovrannumerari, proscritto.
L‘impossibilità
di congelamento degli embrioni sovrannumerari esporrà inoltre le
pazienti oltre che a più cicli di induzione farmacologica della
ovulazione, anche a più aspirazioni chirurgiche degli ovociti, cosa che
comporterà pure il prevedibile elevarsi del rischio generico legato al
ricorrere di incidenti strettamente chirurgici od anestesiologici.
Una attenzione in più inoltre occorre
rivolgere al rischio connesso a plausibili modificazioni della funzione
coagulatoria del sangue in queste speciali condizioni cliniche, nelle
quali si assiste all’aumento farmaco-indotto sia degli Estrogeni che
del Progesterone.
Il danno inferto alle donne, denegando loro la
possibilità di crioconservazione degli embrioni sovrannumerari è nei
fatti incalcolabile se si tiene conto che, dati scientifici alla mano,
la possibilità di crioconservazione embrionaria aumentava del 10% in
media le chance di concepimento, finendo con il garantire, in mani
esperte ed in donne di età inferiore ai trentotto anni, tassi
cumulativi di gravidanza (1tranfer di embrioni freschi + n. transfer di
embrioni congelati ) nell’ordine di valori intorno al 70% , magari
ricorrendo ad una sola ICFM e sottoponendosi ad un solo intervento di
aspirazione degli ovociti.
Questi
risultati sono attualmente irripetibili. E
soprattutto un danno morale in più deriva alle donne dalla coscienza
della contestuale impossibilità di accedere a trattamenti ormai
inscritti in quella che oggi definiremmo una corretta condotta
terapeutica, la good medical practice anglosassone, appunto.
Al contrario lo stile di lavoro minimalista
che tende ad indurre la prammatica applicazione della norma, espone
addirittura le pazienti al repentaglio di sottoporsi a tutto un ambaradan
di accertamenti preconcezionali, visite, stimolazioni ormonali,
controlli, interventi, per poi non avere alcun embrione da trasferire.
Infatti occorre puntualizzare che il tasso di fecondazione degli ovociti
in vitro, da parte dello spermatozoo non è pari al 100%.
Vale a dire che non si avrà mai la certezza che inseminando tre ovociti
si otterranno tre embrioni utili per un transfer.
La
percentuale di fertilizzazione degli ovociti infatti può oscillare dal
30 al 70 % a seconda
ad es. dell’età della donna, della qualità degli spermatozoi che
possono provenire da campione fresco ovvero congelato, che possono
essere normali od al contrario affetti da patologie del loro numero o
della loro morfologia; provenienti infine dai testicoli ovvero
dall`epididimo se prelevati chirurgicamente come nel caso di una
azoospermia .
Ricordo
innanzitutto a me stesso che nei casi di
sterilità maschile è assolutamente plausibile assistere, nonostante il
ricorso alla micromanipolazione, cioè alla ICSI, ad un aumento
significativo delle fecondazioni anomale, comportando ciò una sensibile
riduzione del numero degli embrioni eligibili per il transfer e
conseguentemente una riduzione delle percentuali di successo della
tecnica medesima.
Tali fecondazioni anomale infatti danno
origine ad embrioni non vitali, in quanto non evolutivi.
Se
teniamo in conto che l’età media in cui oggi le nostre donne inizia a
cercare un figlio si eleva costantemente e che il 60% dei trattamenti di
P.M.A. maggiore sono oggi ICSI, causa il costante elevarsi della
percentuale di sterilità dovuta al fattore maschile e che non
infrequentemente una paziente con più di 36 anni reca un partner
affetto da gravi problemi seminali, è facile intendere quanto alto sia
il rischio di non avere embrioni da trasferire, per tante di queste
coppie, in questo contesto.
Per contro, non essendo attribuita al medico, trasferito nelle retrovie,
alcuna possibilità di discernimento clinico, qualora si proceda all'inseminazione
di tre ovociti in soggetti con meno di trent’anni di età, ad esempio,
in coppie in cui la causa di sterilità risieda nel fattore tubarico
puro, il rischio del ricorrere di gravidanze multiple sale
esponenzialmente.
D’altro canto se si decide in questi
casi di inseminare meno di tre uova si potrebbe comunque correre il
rischio di non avere embrioni da trasferire secondo il ragionamento che
veniamo dall’esporre.
Dunque o
bere o affogare.
Conclusioni
Nei Paesi Occidentali circa
11 coppie su 100 hanno attualmente problemi di infertilità.
Nei
Paesi del Terzo Mondo questa percentuale scende al 3%.
Nei Paesi Occidentali quasi il 40% dei maschi di razza bianca non è
capace di fecondare.
Nella moderna complessa antropologia occidentale, la conservazione della
propria fertilità, per le donne ha acquisito un plusvalenza psicologica
rispetto a quella fisica del passato.
La perdita della capacità fertile si associa spesso, quasi un segno
ulteriore, alla perdita di fiducia in sé, nelle proprie capacità.
L`infertilità dunque non già e non più assunta cieca, inspiegabile
maledizione biblica, bensì intesa ulteriore segno della caduta di
speranza nel futuro.
In questo contesto norme come le attuali vigenti in Italia non aiutano
il dialogo culturale sulla maternità a rientrare serenamente nel
discorso pubblico, alto e politico, finendo con il confinarlo,
mortificandolo tra le ambage del tecnicismo giuridico.
“Osservare le nuvole e le onde è stato più piacevole che
studiare gli uomini“
Hermann
Hesse