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Trapezisti

Eccoli lì, a mille metri dal suolo, appesi ad un trapezio. In equilibrio instabile su piccoli trespoli con in mano queste improbabili altalene sospese nel vuoto. Uno di fronte all'altro. Non indossano il tipico costume striminzito dei trapezisti professionisti e nemmeno sono così allenati, hanno tanti timori ed un coraggio grande come il cuore che portano fieramente in petto. Ma chi sono questi strani tizi?

Hanno facce normali, aspetti tutt'altro che eroici ed occhi che brillano.
Sono loro, ma sì... se li si guarda bene sono proprio loro, gli aspiranti genitori adottivi.
Sono là in alto e sono pronti a lanciarsi nel vuoto, a prendersi per mano e dondolare nell'attesa di incontrare chi con un sorriso ed un abbraccio teneramente li obbligherà, dopo l'ultimo indimenticabile volo, a scendere finalmente da lì sopra.

Sono saliti timidi, ma decisi su per quelle scalette sottili con le mani allenate ad offrire carezze e non ad ancorarsi ai pioli della scala di corda.
Eppure sono saliti comunque nonostante a volte facesse paura guardare là sotto e vedere il mondo e le sue certezze quasi scomparire. Adesso che sono lì in alto, però, sembra di strarci da tempo e che non ci sia miglior posto dove poter guardare lontano.
Da quell'altezza scrutano un orizzonte che sperano non troppo lontano alla ricerca di qualcosa che troveranno solo loro.
Non si vede ancora molto e spesso la foschia rende impossibile guardare oltre il proprio naso eppure continuano imperterriti ad allenarsi ed a volare in quel loro esclusivo spicchio di cielo fatto di amore, sorrisi, pianti, attese.

Sanno che quando quel giorno arriverà dovranno essere pronti pur non essendo perfetti.
Ed è proprio questa consapevolezza che li rende ancora più decisi e convinti, che si possa sempre fare meglio.
Qualche volta presi dalla stanchezza vorrebbero ridiscendere quelle scale e riprendere una vita normale, ma poi decidono di restare e riprendono il loro incessante allenamento.
Ogni tanto si lanciano nel vuoto e fanno acrobazie straordinarie che disegnano nell'aria immagini sofisticate e bellissime, poi trattenendo il fiato si prendono stretti per mano e dondolano a lungo guardandosi negli occhi come a dirsi “Anche questa volta ce l'abbiamo fatta”.

Chi l'avrebbe mai detto che avrebbero dovuto fare simili acrobazie?
Chi l'avrebbe mai detto che ne sarebbero stati capaci?
Chi l'avrebbe mai detto che le loro prese fossero tanto salde?
Eppure, dandosi spesso il cambio, si sono lanciati certi che l'altro lo avrebbe preso in tempo e portato per l'ennesima volta oltre la difficoltà.
Le prime volte è stata dura, difficile trovare i tempi giusti, graduare le motivazioni, convogliare il coraggio e poi... poi volare nel vuoto.

Ora, però, più il tempo passa e nonostante la fatica faccia sempre compagnia al timore, ai nostri acrobati del cuore sembra che tutto questo abbia un valore ancora più profondo.
Un significato che condividono intimamente e che non è possibile spiegare, sospesi nel vuoto a guardarsi per frazioni di nulla negli occhi ed a illuminare i loro visi di un sorriso complice e esclusivo.
Capita spesso che gli occhi si inumidiscano di lacrime che vorrebbero scendere fino a terra e lo sguardo si offuschi eppure non perdono mai di vista le mani dell'altro e non sbagliano mai una presa.

Che le lacrime cadano se devono farlo, che si prendano il loro giusto tempo, che assumano ogni volta un significato diverso fino a trasformarsi un giorno in qualcosa di gioioso. Non c'è pubblico che li osservi, non c'è gente che possa applaudire, non c'è giuria che dia voti.
Non cercano l'applauso, non ambiscono al successo fine a se stesso. I loro voli, le loro pindariche acrobazie sono acquarelli istantanei che si disegnano per un attimo nell'etere e scomparendo trovano dimora nei loro cuori.

La memoria di ogni volo, di ogni volteggiare, di ogni presa, di ogni arrivo è il loro patrimonio, il loro fieno in cascina, il loro contributo ad una storia che sta per iniziare.
Fanno questo per qualcuno che ancora non conoscono, ma che sanno un giorno volteggerà lì accanto.
Apparecchiano quello spicchio di cielo per renderlo famigliare ed accogliente, degno di essere solcato da una creatura meravigliosa.

Si allenano senza stancarsi con una forza ed una volontà ammirevole anche se ha volte sentono il peso della fatica e si domandano quando potranno finalmente fare la presa decisiva, quando a fluttuare non saranno più solo in due.
E allora via ancora ad allenarsi, a superare prove sempre più complicate.
Braccia forti, mani salde e cuore grande.

Un attimo di respiro, l'asciugarsi un po' di sudore sulla fronte, uno sguardo lontano e vicinissimo e poi via di nuovo a volteggiare nel vuoto guardando l'orizzonte.

Articolo di Fabio Selini, autore del libro Il padre sospeso - storia di una adozione raccontata da un papà, Casa Editrice Mammeonline

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Posted by Redazione

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