Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare
Cos’è leggere per un lettore? Necessità, svago, approfondimento o anche solo regalarsi un gettone di presenza, un’oasi sperduta in uno spazio immaginario che renda, almeno per un po’, evanescenti e irraggiungibili.
I libri che ho all’attivo sono davvero tanti ormai.
Alcuni però, specie quelli per bambini, rappresentano corsi e ricorsi storici, si perpetuano, lasciando echi di sé in generazioni sempre differenti.
Ma il bello e anche lo strano è che non sono mai gli stessi: stessi libri sì, ma percezioni mai uguali.
Ѐ stato così che leggendo (non so a quale ennesima volta io sia arrivata) questo libro delicatissimo, ho avuto per così dire una folgorazione.
Ma sì, altro non è che la storia di un affido!
La gabbiana Kengah sa di stare per morire e vuole affidare il piccolo che nascerà dall’uovo che sta per deporre a qualcuno che ne abbia cura.
Si dà il caso che l’unico qualcuno nei paraggi sia il gatto Zorba.
Ed ecco che Zorba, sprovveduto e terrorizzato si trova a dover fare da genitore a una figlia quanto mai diversa da lui.
Pian piano impara, escogita, riflette.
Svolge il ruolo di genitore affidatario come meglio gli riesce e, laddove non riesce, nell’interesse della piccola, non si fa scrupolo di chiedere aiuto a chi ritiene ne sappia più di lui.
L’estrema complicata nozione da impartire, sarà insegnare a volare.
E quando Fortunata (questo è il nome della piccola gabbiana) strilla la sua gioia mentre si libra finalmente nell’aria, Zorba non trattiene la sua commozione.
Da buon genitore affidatario ha fatto tutto quanto era in suo potere per un figlio che, sapeva sin dall’inizio, non sarebbe mai stato davvero suo.
Articolo di Luisa Staffieri, autrice dei libri:
Ali di Libellula
editi da Mammeonline e magicamente illustrati da Tiziana Rinaldi.
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