Messaggio di errore

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Occhi neri che tutto guardano e niente vedono

Oggi la mamita; mi ha svegliato prima del solito. Mi ha messo la maglietta azzurra, quella che mi piace tanto, e le scarpine rosse che profumano di ciliegia. Mentre faccio colazione, vedo che mette il mio cuscino con gli animaletti, quello con cui dormo ogni notte, nel mio zainetto-con-i-piedi…

Ma poi stanotte me lo ridà per fare la nanna?
Saliamo in macchina, c’è il sole. Ma non stiamo andando a scuola, dagli amichetti.
Scendiamo in un cortile, ci avviciniamo a delle scale, una signora sorridente mi porge la mano e mi saluta: “Ciao, R. H. Oggi conoscerai il tuo papà, la tua mamma e la sorellina.”
Non capisco molto bene, però la seguo.


La “mamita” mi ha abbracciato forte, credo che abbia detto qualcosa nominando Gesù e l’Angelo custode, però non viene con noi.
Dopo un po’ che sto giocando con la signora (ma la “mamita” dov’è?), si apre una porta: una bambina con i capelli lunghi e tante farfalline colorate sulla testa mi saluta e mi prende per mano.
C’è una signora alta alta con lei, ci sorride e ci fa scendere le scale.
Entriamo in una stanza, piena di gente.

C’è un signore con gli occhiali e un po’ pelato (come me adesso: qualche giorno fa’ la “mamita” mi ha fatto tagliare tutti i capelli, sto più fresco): la sua faccia non mi è nuova, mi piace, voglio salire in braccio a lui.
Accanto c’è un’altra signora. Tutta vestita d’azzurro e con gli occhiali.
Mi prende la mano e me la bacia, è proprio strana.
Quanti regali mi stanno dando: le macchinine, belle!

E un pupazzo a forma di tigre, ci posso infilare la mando dentro e fargli fare si e no con la testa.
Anche loro hanno pupazzi simili, giochiamo un po’, poi la “sorellina” (la bimba con le farfalline, mi hanno detto che è una “sorellina”… boh!) mi dà una margherita di stoffa che suona tirando una cordina.
La tiro tante volte, e la musica ricomincia da capo.

Adesso andiamo via con il signore pelato (mi hanno detto che è “papi”), la signora azzurra (mi hanno detto che è “mami”) e la “sorellina”.
Saliamo su una macchina gialla. Mi piacciono le macchine, che bel rumore che fanno!
Arriviamo in una casa grande, ci sono altre persone e altri bambini. Ma non ricordo nessun nome.
Giochiamo in un giardino, c’è un gran sasso bianco, mi ci arrampico e salto, e poi ancora e ancora.
Dopo aver colorato sui fogli (ho fatto taaaante righe nere e rosse) ci mettiamo a tavola e mangiamo.
La “mamita” stamane mi aveva detto di fare il bravo, e io mangio tutto tutto.

Saliamo al piano di sopra e ci sono 4 letti: la signora azzurra, oops, “mami”, li unisce tutti. Che bello, faccio le capriole.
Accendono la televisione!
Accipicchia, la “mamita” l’accendeva solo la sera, quando tornava a casa suo marito, e io gli portavo il telecomando e le pantofole: è simpatico, ma lo vedevamo solo a cena.
Andiamo a fare una passeggiata e andiamo in un giardino dove ci sono gli scivoli.
Si sta facendo buio.

Torniamo alla casa grande, ci mettiamo a mangiare e il bimbo nel tavolo accano al nostro inizia a gridare e lancia via il piatto e il bicchiere.
Si alza e rovescia la sedia, il suo “papi” lo prende in braccio, lui grida ancora, lui gli dice qualcosa all’orecchio, e lui grida ancora, il suo papi continua ad abbracciarlo e gli parla a voce bassa, poi piano piano smette di gridare e torna a tavola.
Dopo mangiato saliamo su: faccio la pipì con il mio papi, poi entriamo in un posto strano, senza i vestiti, e dall’alto scende l’acqua calda!
Caccio uno strillo, ho paura. Ma il papi mi dice che è la doccia e che così sarò pulito e profumato.

Ogni tanto dice delle parole che non capisco, però stare sotto l’acqua ora mi piace!
Non voglio venire più via, e quando papi dice che dobbiamo uscire gli dico di no, che voglio ancora stare. Ma lui mi prende in braccio e mi asciuga e mi mette il pigiama.
Ci laviamo anche i denti, ma il dentifricio non mi piace, è piccante.

Nella camera c’è la signora azzurra, che ora non è più vestita d’azzurro, e la sorellina: lei mi ripete “Bibi, sono Bibi”.
I letti sono ancora tutti uniti, via con le capriole!!!
Uffa ora mi dicono che devo fare la nanna, ma io non ne ho voglia, continuo a fare le capriole.
Accidenti, stanno spegnendo le luci, ma io continuo a fare le capriole.
E uffa!!! Insistono che devo fare nanna!!
La signora azzurra che non è più azzurra non mi piace proprio!
E’ tutto buio, e la signora, uffa… “mami”, si mette accanto a me e canta. Ma lei non mi piace, e voglio continuare a fare le capriole.
Arriva papi e si mette lui vicino a me. Anche lui canta.
Sembra il suono di un motore, mi piacciono le macchine l’avevo già detto? E piano piano chiudo gli occhi.
Il sole entra dalla finestra, dove sono?

Ah, con quei signori di ieri. Sono ancora con loro.
La “mamita” non c’è.
Adesso li sveglio! Salto sul loro letto, sento dei grugniti, aprono gli occhi.
Mi chiedono se voglio ancora fare nanna, che è molto presto.
No e poi no! Voglio fare le capriole.

Mami (devo ricordarmi che lei è mami) si alza, andiamo al bagno, mi veste, si veste. Giochiamo con i pupazzi, ma io vorrei le macchinine.
Le macchinine no chè fanno rumore.
Ariuffa, ma quanto è antipatica ‘sta mami qua.

Oh, anche Bibi s’è svegliata, lei è un po’ più carina, però non vuole darmi la sua bambola rosa, Clò-clò.
Gliela prendo e lei piange, mami arriva e mi dice di restituire la bambola.
No che non gliela do, ci voglio giocare io. Lascia, lascia, lasciaaaaaaaaaaaaaaaaaaa. La voglio iooooooooooooooo!!
Via, brutti, via!

Non mi piace questo posto, non mi piacete voi, dov’è la “mamita” e gli altri bimbi che erano con lei?
E quest’azzurra che non è più azzurra, che devo chiamare “mami”, con quegli occhiali che non glieli posso neanche toccare per provarli, uffa, e il papi che non vuole che tocchi il suo computer, e la Bibi che non vuole darmi la sua bambola.
Perché devo stare con voi, io non voglio stare con voi.

Oltretutto fra di voi parlate in modo strano, che non vi capisco.
Se l’azzurra mi ritocca, le dò un calcio, ecco!
E non guardarmi! Non mi piaci, hai capito che non mi piaci?! Vai viaaaaaaaa! Non guardarmi ti ho detto!

*******

Questo è quello che più o meno è successo i primi 2 giorni che abbiamo conosciuto nostro figlio.
Ho provato ad immaginare quei giorni visti attraverso i suoi occhi, dopo avere letto della prima notte con la figlia scritto da un’amica sul forum Adozioni.
Non so se davvero il mio Rò ha pensato tutte queste cose.
Ma se quanto ho fantasticato è solo un centesimo di quello che ha provato, penso al senso di disorientamento, di paura, di rabbia che può aver sentito nel suo animo.
E mi sale dentro un po’ di vergogna per non aver saputo all’epoca interpretare correttamente i suoi messaggi e a non aver risposto in maniera diversa al suo grido di dolore.
Il mio bambino meraviglioso, piccolo come un soldo di cacio, che mi guardava con quegli occhi neri profondi che però sembravano non vedermi: l’ho adorato da subito.
Ma lui mi scacciava, quasi con odio, sicuramente con rabbia.
I primi giorni non potevo nemmeno guardarlo, perchè gridava gridava gridava...
"Te no, te no, te noooooooo!!!"
E poi non stava fermo un secondo, si arrampicava dappertutto, in Colombia siamo dovuti correre al pronto soccorso per una caduta tremenda...
E toccava tutto, tutto distruggeva...
E picchiava la sorella, le strappava i capelli a ciocche...
Agli inizi ero veramente spaventata. E ingessata. Sono stata una madre terribile...
Ho passato giorni, settimane, mesi terribili.
Non riuscivo a trovare la strada... La strada per il suo cuore, che doveva passare dalla mia anima.
E nel frattempo ho imparato che non dovevo essere una mamma perfetta per forza, dovevo accettare i miei limiti, guardarli e provare a superarli.
Con mio figlio, ho imparato a essere più morbida, ad accettare certe sue intemperanze, a contenerle ma allo stesso tempo a dargli fiducia, a fargli capire che lo amo...
Agli inizi aveva una mamma veramente arcigna.
Ora ha una mamma rompiballe ma che ride di più, di se stessa e dei pasticci che combina il figlio...
E lui sente la differenza, e sta cominciando a fidarsi di più.
Ed è voluto rinascere da sotto la mia camicia da notte.
Ed io mi sento la mamma più fortunata del mondo, dopo che ho incrociato i suoi occhi che stavolta mi vedevano.

Articolo di Alexp 

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Posted by Redazione

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